

di Gaber - Luporini
E tu, Stato
E tu, Stato
e tu, Stato
che tu sia ministro, politico o magistrato
o al limite impiegato
comunque pagato inevitabilmente coi soldi del contribuente
cioè dalla gente.
E tu, Stato
che ci chiedi aiuto e che ci corteggi
coi tuoi soliti imbecilli
che passano per saggi.
E tu, Stato
che hai sprecato, hai sperperato, hai gozzovigliato
pubblicamente mi hai rovinato
che se un giorno mi nasce un figlio, povero figlio
è già indebitato.
E tu, Stato
così goffo e impacciato
che continui a fare i tuoi soliti giochi di potere
davanti ai cittadini un po’ imbarazzati
che si domandano stupiti
perché non sciolgono i partiti.
E tu, Stato
così contorto, complicato
che per riempire un modulo, una scheda, un tabulato
bisogna essere dei maghi
è quasi come fare un cruciverba
di Bartezzaghi.
E tu, Stato
così preciso e protocollato
che per avere un passaporto, un permesso, una licenza
si sbaglia sempre ufficio
c’è sempre un’altra stanza
e se non ci hai un amico o qualche conoscenza
stai fermo per tre giri e torni al punto di partenza.
E tu, Stato
che tu sia dottore che tu sia ingegnere o anche avvocato
s’intende dello Stato
che dopo anni di lavoro serio
e ore e ore di straordinario
hai risolto scientificamente il sistema più efficiente
per non far funzionare niente.
E tu, Stato
così incosciente e disgraziato
così compromesso, così invischiato
e se ancora qualcuno un po’ ingenuo si chiede chi è stato
ma come chi è stato? Lo Stato!
E tu, Stato
ti vedo un po’ ammosciato
perdi i colpi, te la vedi brutta
sei, come dire, un po’ alla frutta
nel senso che ormai la gente normale
da un punto di vista morale
ha assai più rispetto per un travestito o uno spacciatore
che per un assessore.
E tu, Stato
che ti sei sorpreso, ti sei scandalizzato
per tutti quelli che han rubato
che per farcelo vedere
hai riempito le galere delle tue pecore nere
e noi che lo sappiamop
lo possiamo indovinare come va a finire
perché è una cosa delicata e dolorosa
per cui fra poco
tutti a casa.
E tu, Stato
così giusto e imparziale
col tuo onesto sistema fiscale
s’intende demenziale
che affronti i problemi più urgenti
con tasse nuove
geniali e stravaganti
ancora non mi è chiaro
cosa ci fai del mio denaro
non vedo né ospedali, o tribunali
ma solo allegri e spiritosi
i servizi sociali
generalmente
se uno paga e non ha indietro niente
se non è proprio idiota
rivuole indietro la sua quota.
E tu, Stato
inginocchiato e impaurito
sempre più incerto e cupo
che gridi disperato ‘al lupo! al lupo!’
sempre più depresso, sempre più codardo
te la sei fatta addosso
per colpa di un balordo lombardo.
E tu, Stato
che tu sia ministro, politico o magistrato
ci avete castigato
mettendoci di fronte
ad una tragedia inaspettata e sconvolgente
e noi che lo vediamo
come vi agitate per far pagare a noi
quarant’anni di cazzate.
Ma la sola vera riforma delle istituzioni
è che ve ne andiate tutti fuori dai coglioni.

(12 Ottobre 2009. Roma. Banca d'Italia in via del Mandrione. Cerimonia di premiazione dei vincitori del Concorso Nazionale Enzo Fani.)Ma chi sono i Prossimali?
“(…) AKKADEMIA s.f. Neologismo di recente introduzione nella lingua italiana motivato dalla necessità di:
1. indicare un luogo adorno di piccoli giardini nel quartiere di Villa Fiorelli a Roma, dove si riunisce un gruppo di artisti chiamati Prossimali 2. omaggiare Platone, il più simpatico dei filosofi 3. distinguere dalla celebrata istituzione settecentesca che ancora sopravvive con il nome di Accademia di Belle Arti.
(…) I prossimali traggono le somme:
insistere nella ricerca e nella sperimentazione eliminando i parassiti, le scorie, le brutture che i tempi ci sputano addosso
abbandonare tutti gli auto-manierismi che ci fanno sentire protetti nel nostro hortus conclusus
non credere alla favola metropolitana che tutto è stato detto perché viviamo un Tempo che è il nostro Tempo e perché dentro lo stesso fiume non ci si bagna due volte
resistere alla tentazione di buttare via il nostro prezioso Tempo contrabbandandoci per quello che non siamo e non potremo mai essere
lavorare con ottimismo cercando di ritrovare le vere origini dell’Arte per poi ricominciare il giro in questo eterno ouroboros, il gran serpentone che si morde la coda del nostro logo.
(…) l’Arte contemporanea è ancora in grado di produrre cose molto belle. E chi riesce a farlo non ha trovato la formula magica, ha soltanto imparato a chiudere gli occhi e ad ascoltare nel silenzio più rigoroso la voce della MEMORIA. Non parlo della memoria a breve od a lungo termine, quella che ci serve per dire agli altri chi siamo e cosa vogliamo. Né tantomeno parlo della memoria storica. Parlo invece della memoria che avevamo già all’atto di nascere, chiamata (o negata) dai vari studiosi col termine altisonante e fantascientifico di MEMORIA COSMICA.
(…) Ed ecco l’artista Prossimale trasformarsi in una specie di archeologo, ma non di quel tipo che spende la sua vita per proteggere ciò che gli altri hanno creato. Bensì del tipo predatore dell’arca perduta… Se vorrà ritrovare certi percorsi e certe linee di forza, la strada la troverà sulle tracce dei linguaggi universali. Dovrà raccoglierli e curarli, spolverarli un po’ ed introiettarli nella propria psiche. Tutto ciò in modo istintivo, provando solo più tardi a riconvertire queste pulsioni in pensiero pensante. Qualcosa di simile alla vecchia scrittura automatica che riconosce però nei significati intrinseci la natura stessa delle cose.
(…) l’artista Prossimale agirà sul piano dell’intuizione.
(…) cercando un rapporto paritetico con la natura, cercando la comunicazione viscerale, l’origine dei percorsi mentali, la spoliazione dell’immagine, l’abolizione dell’arte tautologica, autoreferente e funzionale. Vogliamo ri-considerare il SIMBOLO come un punto di partenza e non come un punto di arrivo del sintetismo mentale. (…) Il simbolo, proprio in virtù della sua natura elementare, se vuole sopravvivere come segno corrispondente a contenuti o valori universali, deve evitare i contorsionismi umani.
(…) Il simbolo, proprio in virtù della sua natura elementare, se vuole sopravvivere come segno corrispondente a contenuti o valori universali, deve evitare i contorsionismi umani. Abbiamo visto come alle origini il segno costituisse veramente il grande anello di congiunzione tra l’uomo e l’universo
(…) Spesso nella vita quotidiana scambiamo il significato del simbolo con quello dell’archetipo, perché non teniamo conto che il simbolo resta invariante, mentre l’archetipo è un complesso variabile che ciascuno in fondo ridefinisce a suo uso e consumo.
(…) Il risultato è che i segni puri sbiadiscono sempre di più come referenti di un pensiero assoluto, mutando il loro essere in retorica decorazione.
(…) Sono così piovuti dal cielo artisti già morti prima di essere nati.
(…) Gabriele Perretta asserisce che l’Arte deve tendere ad annullare la meta perché si sono tutte elise a vicenda. Oggettivamente vero, umanamente impossibile. Non siamo capaci di pensare, né tanto meno di creare senza uno scopo, il più assurdo o stupido che sia. Che poi lo scopo resti nascosto a livello sublimale, questo è altro. L’arte dunque non può vivere di sé stessa, il suo fine escatologico può essere quello di esteriorizzare il vissuto interiore dell’artista transitando dall’uno al molteplice.
(…) produrre sottocultura sembra essere diventata l’attività principale dei terrestri.
Per produrre nuova cultura non resta che arginare ripulire disossidare per ritrovare quell’estetica conciliante imbrigliata dentro il post moderno. Su questa impresa si avvia il motore prossimale: ricerca analisi sperimentazione per recuperare vecchi e nuovi tesori, riunendo scuole artistiche diverse, artisti scientisti e poeti visivi, i un progresso ciclico e non lineare, che non dimentichi il passato ed intrighi il futuro.
(…) La macchina del tempo partita in ricognizione con le avanguardie, ci ha sballotto lati per tanti universi ed alla fine ci siamo smarriti.
(…) Benjamin diceva che la conoscenza deve affidarsi all’illuminazione e che l’Arte si fonda sull’attivazione della memoria. Senza questi presupposti non esistono forme d’Arte ma solo creazioni estetizzanti.
(…) Né si possono accettare le provocazioni situazioniste, cominciando dall’ideologo Debord che declama perentoriamente: l’immaginazione è morta per overdose di immagini.”
(…) Un’attenzione forzata per fare audience, nella logica del purché se ne parli. Niente pietà vera né vera poesia. Né progettualità per impedire gli scempi, né pubblicità che vada oltre la performance o l’installazione. Solo un becero triste assoluto egoismo. Davanti a questa realtà si fa strada una sorta di tenera nostalgia per quei pazzi romantici pittori dell’800 che en plein air credevano di catturare la natura sulle tele.
(…) L’artista- Peter Pan conserva una sua logica di fondo: mantenere intatta la sua ingenuità perché solo la vera ingenuità genera la vera poesia.
(…) Noi Prossimali intendiamo impadronirci di questo presente a pieno titolo (…) Noi intendiamo credere nella Natura ed essere solidali con lei, ma per rispetto, non per convenienza o paura.
(…) Per Anassagora come per Cicerone,
(…) Oggi l’artista non va più cercato nel suo atelier, od all’interno di una povera ma bella mostra, è più facile costruirlo a tavolino né più né meno come le stars della musica leggera o del cinema, seguendo il trend,la richiesta dei collezionisti, non sempre raffinati.
(…) Nel suo libro Gratis a bordo dell’Arte Bonito Oliva individua in sette musei che lui chiama ironicamente sette sorelle, i contenitori che la globalizzazione ha promosso a vere holdings all’interno del sistema.
(…) Nell’Ottobre del 1999 noi Prossimali decidemmo di uscire in pubblico presentando le nostre idee sotto forma di pièce teatrale il cui titolo era Sincretia (…)
Sincretia dava trasparenza ad un mondo fantastico dove tutto è possibile, dove la poesia è forma e colore e viceversa, dove le parole diventavano note ed il corpo mutuava nelle sue gestualità timbriche e simboliche l’universalità del pensiero. (…)
Ma noi cercavamo qualcosa in più dell’unità delle arti, noi cercavamo infatti l’unità delle Arti con il Tempo. In altre parole fare si che il movimento-azione-rappresentazione non venisse catturato dal tempo e trascinato nel suo passaggio lineare in avanti, ma vi rotolasse dentro in un vortice riciclandosi.
(…) Se il Tempo non può essere ridotto a pura estensione, così come l’Arte non può essere concepita all’interno di una crescita darwiniana, io credo che l’Arte possa crescere e svilupparsi all’interno di un flusso circolare nel quale si riversano gli aspetti del Tempo che le appartengono.
Il Tempo impiegato da una mente per pensare quell’opera, per formarla fisicamente. Il tempo della sua fruizione, il Tempo della sua durata. Immaginiamo un anello (il flusso) nel quale s’inseriscono radialmente i quattro canali del Tempo. Al centro dell’anello l’opera che emerge come un’isola di pensiero, come prodotto umano vivificato continuamente dal flusso rotatorio del tempo che lo circonda. E così resterà, protetta dalle sue stesse proiezioni, finché qualcosa o qualcuno dal regno naturale non annullerà la sua presenza.
Adesso invece immaginiamo tanti anelli, ognuno con i suoi quattro canali, ognuno con al centro un’Arte diversa. La mappa si moltiplicherà autoreplicandosi se ad ognuno di questi anelli aggiungeremo un quinto canale che andrà a confluire in un grande anello, un flusso ridondante ricco di ossigeno con al centro una cangiante, maestosa, ricca, poliedrica isola. L’ARTE TOTALE.
(…) L’Akkademia è stato assodato non è un movimento perché non vuole correggere il mondo.Non è un’associazione perché- tutto considerato- il termine è riduttivo. Non è neppure un centro, perché non si accetta la simmetria…(…) Si potrebbe dire che l’Akkademia è un sostanzioso contenitore pieno di atteggiamenti. Attenti però, qui l’atteggiamento non è effimero né di facciata. Qui l’atteggiamento è un modo di disporsi al mestiere d’artista.
(…) L’artista prossimale è dedito alla multimedialità, usa indifferentemente pennello e computer, crede con ostinazione nella totalità, o meglio, nella sincretia delle arti.
È attento ed attratto dalla globalizzazione, ma teme l’osmosi tra le diverse culture. (…)
Sulla sua bilancia d’artista ha tolto i fatidici pesi delle vecchie estetiche e li ha sostituiti con SENSO OGGETTIVO DELL’ARMONIA.
Forse si dovrebbe parlare di senso soggettivo, ma lui pensa che una parte stragrande di umanità guardi ancora il mondo con occhi bambini. Lui crede nella memoria cosmica e nell’equilibrio universale.
perdonateci"
Anna Maria Baratto

