Io, io , io , io ,io ,io, io la voce, la voce fa rumore.
ma disattenzione per distrazione domattina si fa in campagna
l'opulenta vanità che sghignazza sotterra adotta un panda nel burundi
m'abbraccia dice contro il malaugurio, il capodanno del vuoto,
sotto pantaloncini neri
calze a rete
stivaletto col tacchetto
che lo scongiuro dimentico
gli spergiuri e l'influenza
le bottiglie stappate
boschi, funghi
io io io io io, faccio l'uovo come tutte le altre galline
poi le mutandine rosse,
la lenticchia e il cotechino,
i 12 acini del capodanno spagnolo,
..tanta carta è per non dire niente....tanto niente...lo sport... scontato delle piazze... della sazietà... la catastrofe .. e l'orecchio del mercante della gente....... ....... ... l'orso polare che il ghiaccio si scioglie per il prossimo natale. ...foucalt che non gli si dice che muore di Aids, ... ,e
(quindicimila novecento ottantacinque verghe ricevute dalla
Contessa di Valdemora della Spola di Orvieto
per numero tre notti di prestazioni sessuali.
ricevuta n. 2012)
Da domani fino al 13 Gennaio 2007 espongo due tele nella Biennale d’Arte Contemporanea Italiana di Lecce al Metropolitan International Art, piazza S. Oronzo, 6.
Intanto come regalo di Natale per tutti una poesia di Antonio Verri, grande poeta leccese (che la vita ha fermato troppo presto). E un omaggio al Fondo Verri di Lecce, alle persone di Mauro Marino e Piero Rapanà. Un augurio per grandi cose. Con amore.
Orodè
FATE FOGLI DI POESIA, POETI
(manifesto poetico di Antonio L. Verri)
Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politici, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto,
ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete
…”disarmateli” se potete!
(al diavolo le eccedenze, poeti
Le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
al diavolo, al diavolo…)
disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto!)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
Chiudeteci le loro parole di merda
I loro umori, i loro figli, il denaro
Il broncio delle loro donne, le loro albe livide.
Spedite fogli di poesia, poeti
Dateli in cambio di poche lire
Insultate il damerino, l’accademico borioso
La distinzione delle sue idee
La sua lunga morte,
fatevi poi dare un teatro, un qualcosa
raccontateci le cose più idiote
svestitevi, ubriacatevi, pisciate all’angolo del locale
combinate poi anche voi un manifesto
cannibale nell’oscurità
riparlate di morte, dite delle baracche
schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia
delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca
della marza per l’innesto
della tramontana greca che viene dalla Russia
del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia)
dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!).
osteggiate i Capitali Metropolitani, poeti
i vizi del culto. Le dame in veletta, i “venditori di tappeti”
i direttori che stupiscono, i direttori di qualcosa,
i burocrati, i falsi meridionalisti
(e un po’ anche i veri) i surrogati
Le menzogne vendute in codici, l’urgenza dei giorni sfatti,
non alzatevi in piedi per nessuno, poeti
… se mai odorate la madre e il miglio stompato
Le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane.
Ecco. Fate solo quello che v’incanta!
Fate fogli di poesia, poeti
Vendeteli e poi ricominciate.
Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
Fatevi un gazebo oblungo, amate
Gli sciocchi artisti beoni, i buffoni
Le loro rivolte senza senso
Le tenerezze di morte, i cieli di prugna
Le assolutezze, i desideri di volare, le risorse del corpo
I misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti,
vendeteli per poche lire!
In seguito alla discussione di un mio commento:
Cara Paola, ti stimo, per alcuni tuoi scritti che ho letto e per le tue foto molto interessanti, belle.
Ho peccato due volte, per innocenza e per ignoranza. Ma davvero non conosco i modi e l’immaginazione mi serve ad altro. E il sangue mio davvero non lo conosco ancora e devo farlo sbagliare perché questa è la strada che mi sono scelto. Non m’interessa il politicamente corretto… inseguo il sangue… lo corteggio… e m’impegno solo a corteggiarlo come meglio è possibile. Lo amo il sangue mio che lo si vuole attore e vittima su questo palcoscenico di catrame e gomma. Ma la vendo cara la pelle.
“[…]Se per mezzo dell’indifferenza e dell’inerzia creiamo, bombe umane e bombe atomiche, allora mi pare che il poeta abbia il diritto di esplodere nel modo a lui consono, all’ora da lui fissata. […]Che cosa importa a quei mostri che ora hanno il potere di quel che sarà del poeta, dello scultore, del musicista?[…]All’individuo creativo danno la colpa di indebolire la struttura sociale. Una mania persecutoria si scatena non appena una parola sincera è pronunciata. […]L’unica cosa che sopravvive, che è sostenuta e difesa fino all’ultimo sangue, è la menzogna […]” ( H. Miller)
Frasi come questa di Miller mi servono contro gli affatturamenti. Il primo libro che ho scritto è pieno di questi amuleti.
Se ho utilizzato parolacce è perché necessario… perché devo descrivere e sono un pittore e se serve il rosso devo usare il rosso non il rosa perché è conveniente. Ma di certo posso farlo qui, ora. Soprattutto se facciamo determinati nomi viene meglio la verità. Il problema è nell’agire-essere e non nelle parole, le parole sono la conseguenza a determinati e chiari errori di condotta. Le parolacce sono miele rispetto al sangue così come il politicamente corretto è il veleno di cui i potenti approfittano. Un post di non molti giorni fa in cui ho editato il mio mosaico-pittura contro l’arte contemporanea tipo Cattelan è chiaro… in linea. Io sono maleducato con i maleducati. Gentile tra i gentili. Ed ora… luce al commento che stava per essere giustiziato e che per magia diviene un post profumato:
“…mi sento chiamato in causa da questo tuo post. In quanto artista. Così prendo carta e penna e mi metto al lavoro. Entrando nell’argomento- e mi riallaccio- faccio catena con le tue parole, con i nomi che sono usciti fuori- col mio tempo che deve passare, con questi secondi che devono passare con un senso… per regredire al punto giusto di maturazione- ed essere- e andare avanti…
Considerando che le parole devono- hanno il compito- al pari però delle azioni, dello sviluppo, dello spirito dell’uomo. E considerando questi tempi ad esempio politicamente c’è da ridere e piangere- basti guardare le facce di quei merdoni di Prodi e Berlusconi e compagnia brutta e inutile. L’agire che abbia un senso- un significato- un essere- una bellezza- deve scontrarsi praticamente contro tutto e tutti- appunto perché il suo “lavoro” è essere e quasi tutto e tutti non sono mai!
Credo fermamente che questa sia una caratteristica di tutti i tempi: l’agire vero, il significato di sviluppo, la bellezza intesa come essere veramente nelle cose- e quindi con tutto il necessario di sangue, luce, melma, segni, etc..- tutto ciò che non è orribile ripetizione delle ripetizioni deve patire le pene dell’inferno!
Artaud scrivendo di Van Gogh fa l’avvocato del diavolo. In quanto in questo contesto di mondo la purezza è il male. Artaud restituisce alla società e alla storia dell’umanità gli sputi avuti da tutti i puri. Dove per puro intendo anche un ricercatore vero, senza fini di lucro- un bisognoso di luce. Li restituisce per sempre. È chiaramente la rivalsa di un’entità in minoranza- messa al circo dai circensi. Uomini come Van Gogh, come Artaud e come altri devono utilizzare la loro illusione e la loro sete qui- tra i circensi. Questo pianeta è proprietà dei lavoratori che uccidono di notte, che nascondono le malefatte e con “lingua biforcuta” illudono ancora, dicendo che ci sono ancora altre possibilità. La pancia dove si è sparato Van Gogh è il loro crimine, la fame, la voracità senza occhi. Questa società di maledetti mercenari finto-
innocenti a furia di eliminare le particelle di sogno – quali sono i grandi artisti e i puri- stanno riuscendo a convincere l’uomo subdolamente che non abbiamo possibilità in questo senso, ch’è inutile tentare ancora, ribellarsi al sistema.
Ci mostrano il sangue di Van Gogh… oppure i suoi quadri- fanno pubblicità occulta del terrore- dicono a noi sognatori: Sì! Sì! Van Gogh… Bello! Questa è la fine che vi tocca!
Il riabilitare l’arte pura è l’ennesimo stratagemma dei vigliacchi- di cui la speculazione economica- lo sgobbo- è il minore dei mali. Il riabilitare l’arte pura post mortem ha il solo scopo di mostrarci la morte- a noi che la oseremmo… Rientra nel discorso della celebrazione del culto della croce. Messaggi di morte! Un’altra razza osannerebbe la resurrezione di Cristo non la crocefissione: Cristo è risorto… non è morto sulla croce. Si può credere oppure no… fatto sta che appendere ai muri qualcosa che rappresenti la resurrezione e non la morte avrebbe cambiato il corso della storia. Ci hanno picchiati! Questa società di lavoratori è il Demonio! Tutti i discorsi postumi d’arte su alcuni artisti sono l’ostentazione di trofei di caccia- teste di selvaggi intorno al proprio villaggio d’infedeli.
Artaud prova a difendersi da solo e fa il nome di Van Gogh- sa perfettamente cosa dire e di che si tratta: parla di sé! La causa si deve aprire! L’imputato è il sangue della razza umana.
Il fatto che alcuni uomini e alcune donne vogliano avere senso- e sono costretti ad esprimersi perché la vita non è muta- è il miracolo che la massa –Blob- non vuole che si rinnovi più. Però alcuni fiori spuntano fuori proprio per l’eccesso di merda, dalla merda, per gli eccessi di vuoto. E sono urla: è inevitabile! Gli assatanati vigliacchi le celebrano con le cosiddette “feste nei cimiteri”, retrospettive, elogi post mortem.
Artaud come ha fatto per tutta la vita con questo libretto ci fa un regalo contro gli affatturamenti. Non credo che possa servire ad altro. Forse quelli come lui che verranno e che ci sono vivranno qualche anno in più. Per la massa invece, il messaggio è:
figli di puttana, io sono pazzo, no? maledetti figli di puttana che siete dovunque, fatevi corpo unico contro di me che vi sbrano… con l’elettroshock mi fate ridere- fatelo alle vostre mogli che vi aspettano amorose a voi criminali legali. Siamo al punto di partenza. I fiori, vale a dire i puri, sono come pulci su questo corpo di pianeta!
Nonostante la confusione che c’è, alcuni fiori hanno la forza di lavorare davvero per la bellezza, nel suo nome. C’è solo da dire che il regalo che li attende è una legge primitiva e fisica molto crudele. Scontrandosi col reale- che della bellezza tra un po’ si smarrirà anche la parola- devono opporre una resistenza pari e contraria col loro sangue. In fisica c’è l’esempio del dito che mentre preme un sassolino riceve contemporaneamente una pressione pari e contraria. Cioè anche il dito è pressato nel pressare. Resta la forma del sassolino sulla pelle.
Entità operanti per la bellezza sono costantemente pressate dalla società di sbirulini- infastiditi di certo da questo “errore di condotta” dei puri. I fiori non possono che urlare. In generale il dito è più forte. Da soli a cercare di ricostituire, ritrovare il senso… perché sanno che c’è… che è nell’operare nel nome della bellezza, nella scoperta dei “doni”, operare il risveglio, l’incontro con il vero sé- che è il motivo della felicità, sarebbe…
Ma chi gli dà da mangiare ai puri. Ai puri li si aspetta al varco per ammazzarli e farne trofei che spaventino l’inconscio.
Ho scritto tutto di getto, Paola. La tua pagina è molto bella. Il nostro è un piccolo coro contro lo sventramento delle illusioni da parte dei costruttori di mine anti-uomo.
Presto ti scriverò anche sulle tue opere misteriose.
Orodè”
P.S. (Ripubblicato così com’era stato scritto di getto)
"AMARE LA LETTERATURA SIGNIFICA DISSIPARE , NEL MOMENTO DELLA LETTURA, OGNI DUBBIO SUL SUO PRESENTE, LA SUA ATTUALITà, L'IMMEDIATEZZA, SIGNIFICA CREDERE, VEDERE CHE è UN UOMO REALE QUELLO CHE PARLA, COME SE IL SUO CORPO FOSSE REALMENTE QUI ACCANTO A ME".
(rOLAND bARTHES)
E' un falso, un falso, un falso...l'armeggiare del vuoto col cuore,
la minaccia comune del libero stare,
la strada illuminata della precaria innocenza, l'incombenza della sveglia,
la gravidanza della noia, il silenzio della resa.
E' un falso l'occhiale abbassato sul naso del commercialista del paese delle banane,
la cravatta annodata incatenata al collo,
il dire elegante del telefono, convenevoli stronzate prestampate su carta intestata Falsità s.p.a
Tutto il tempo regalato nell'ardire di dire le lordure sociali...
E' un falso il falso dei rumori che si insinua nel silenzio...
il cibo tissico dei supermercati, le pance gonfie dei figli.
Sono un falso anch'io che dico e che non so chè dire che ho perso le parole
e batto i piedi per scrollarmele di dosso...quelle che restano, se restano.
Quanto odio i passanti del mattino!!..
Individui no, ma massa che siete macello, macellai macellati macellanti,
vi odio perche i vostri passi sono sicuri per le strade
mentre io inciampo.
Voi sfilate sul perizoma della storia e io inciampo sulla chiave del silenzio.
E perdo il filo e inciampo nel falso, nella zuppa del giorno.
E con rassegnazione scanzo il formaggio delle vostre idiozie e mangio quel che resta
perche bisogna sopravvivere.
Ma è tutta una finzione,
il passeggìo falsamente distratto, la borsa a tracolla sennò mi scippate,
gli occhi abbassati senno mi violentate...
e il mio lamento è un falso perchè cerco di vedere ma non vedo.
Urlo un nome, un nome solo, ma non risponde il flauto o il violino.
Non risponde l'anima che diceva che andava a riposare.
Il tempio si è svuotato...neanche l'eco di una preghiera lontana...
Waiting for the sun...all'angolo d'ombra filo il silenzio.
KEYBEE
Come cucire una pagina con le mani che bruciano. Completamente dalla parte del piccolo Schiele. Ora che ho superato la sua età per più di quattro anni. Dopo aver studiato sui suoi disegni ed aver goduto con lui, insieme. Io, l’infausto Egon e Gustavo Klimt a braccetto nei pressi di Çava. Ecco una breve relazione, una lettera dallI’Inferno, tirata fuori cucendo con filo di ferro le sue carte. Contro l’osceno del vivere. Dal suo amato e chiacchierato free dancer
Orodè Deoro
Dalle lettere di Schiele:
“Il quadro deve produrre luce dal suo interno, i corpi hanno una loro luce, che consumano vivendo; essi bruciano, non sono illuminati”
13-2-1913
“L’uomo importante e il grande artista non valgono per me quanto l’essere umano puro, superiore, nobile (Cristo). Io sono entrato nella vita attraverso l’amore, io vivo con l’amore per tutti gli stadi degli esseri vivi insieme a me, io voglio andarmene dal mondo per amore (…) che nella vita interiore delle piante e nel loro aspetto vede il respiro vivente delle loro forme.- Agli inizi mi accontentavo di conseguire la linea monumentale e di modellare l’ornamento corporeo(…) oggi ho 22 anni, finora non ho potuto fare quello che voglio, solo a volte sono riuscito a riprendermi dalle esperienze della vita (…) Io affermo di essere sincero solo per questo motivo, perché mi sacrifico per la mia sincerità e sono costretto a condurre una vita quasi da martire”
“Finora ho donato, e così adesso sono talmente ricco che devo continuare a donarmi”
“So che dal punto di vista artistico ho fatto progressi colossali, ho sperimentato e sperimentato, ho costruito ininterrottamente, ho lottato contro il commercio nell’arte”
11.9.1911
“La mia essenza, la mia… deperibilità, convertita in solidi valori, dovrà provvedere a trasmettere la mia forza ad altre essenze robuste o più robustamente addestrate, prima o poi, come una religione che appaia degna di fiducia”
16.4.1912 Prigione di Neulengbach
“Finalmente! Finalmente! Finalmente! Finalmente un alleviamento alla pena! Finalmente carta, matite, pennello, colori (…) per non diventare veramente pazzo mi sono messo a dipingere, con il dito tremante intinto nell’amara saliva, paesaggi e teste nelle pareti della cella utilizzando le macchie dell’intonaco, e li ho visti poi asciugarsi lentamente, sbiadire e svanire nella profondità del muro, come cancellati da una mano invisibile dotata di poteri magici”
“L’arte non può essere moderna; l’arte è l’eternità”
“Molto, molto tempo- è trascorsa un’eternità- il tempo ha lunghezze diverse. Il tempo può fermarsi e può correre, è un concetto, e realmente variabile, a seconda delle circostanze.”
(seconda parte)
I fans del mio blog crescono… sono curiosi… vogliono sapere… quanto è buono il formaggio che prendo dalle case abbandonate con le pere che prendo dagli alberi. È buono! È buono! Ma è un rischio… per noi… LES PARTISANS… andare avanti… correre… correre…
La gente si fa mangiare dalle tarantole… che idioti figli di puttana… chi poteva immaginarlo… io… sono un mangia-mangia diverso… un verme… ma cos’è meglio tra il mangiare e l’essere mangiato? Cos’è meglio tra l’ingoiare tutte le puttanate che raccontate e il vedervi divorare? Non devo farmi impietosire! Non c’è speranza!
Certo… se fossi invisibile sarebbe più facile… dover documentare tutto quando a nessuno interessa non è facile… le tarantole sono dappertutto… grandi quanto me… al primo errore mi risucchieranno come uno spaghetto, mi ridurranno come uno “gnimmarieddhu” [1]
Questa gente ha finalmente il reality che si merita e vi partecipano con tutta la fede possibile…
Le milizie fanno il loro lavoro, si sacrificano. Anche quell’idiota che mi ha multato ieri… che brutta fine. L’ho visto morire lì dove mi aveva multato. Combattuto tra l’accettare la morte-dio e fuggire sparare rispettare l’ordine… l’ho visto piangere dietro la volante. Ha ucciso una tarantola e ne ha azzoppato un’altra.
“Culiruttu! Cugghiuni!”[2], gridava la gente. Il vigile disperato piangeva. Lo vedevo ridere e piangere, mirare… delirare tra i due fuochi.
“Cu mme ititi muertu ci spicciu di sparari!”[3]
“Madonna! Iata a ttie!”[4], la gente l’ha circondato. Il bell’imbusto non sapeva più che fare… né da chi difendersi. Puntava l’arma verso la gente e poi si girava di scatto per sparare alle tarantole. Dalle tarantole ferite colava un liquido appiccicoso… e la gente ansimava intorno, gemeva:
“Cristu santu!”[5]
La guardia sputava verso i paesani, gridava:
“Razza strazza… di scangati… di rremuddati…. Sçattati e ccripati! Altolà! Malitetti! Altolà!”[6]
La gente pareva danzare intorno all’inferno… avanzavano come cowboys con le gambe divaricate e i passi cadenzati. Io ho filmato tutto e lo pubblicherò sul mio blog…e vi diranno ch’è un falso! Però…
“Rumpiti li corni!”[7]… dice una vecchiaccia al vigile.
“Corpu te zzicca… recuttara! Altolà… o ti sparu… puttana!”[8]
“Ppòppetu! Ti rruini ci mi spari! Anticappatu! Facciòmmeni!”[9]
“Crapazzoppa! Altolà! Altolàaa!!”[10]
Partirono due colpi sulla gente… e che gente… buoni davvero… tutti buoni… credo che nemmeno le tarantole si raccapezzassero. Pare che gli estratterrestri li facciamo morire dal ridere… ma non rinunciano a noi… a questi corpi colorati, dorati, profumati… se va bene. Mi ritrovai a vivere l’indicibile… le tarantole raggiunsero la zuffa…corpi morti, salami vivi e… quell’idiota che mi ha multato lo vedo infilzato in aria… gridare:
“Mamma mia! Madonna mia bedda! Santu Ronzu! Àa! Àa… ah…. Porammìe… fimmineddi!!... ài! O! Futtincùli… tutti! àahhhhh”[11]… e spirare in aria mentre la gente indietreggia e ritorna nelle proprie tane. Fuggo via anch’io… in dissolvenza il corpo del vigile appeso in un bozzolo all’insegna della “Boutique della carne equina”
Orodè
[1] Pezzi di fegato e cuore ovini stretti da interiora.
[2] Bastardo! Fesso!
[3] Che muoia se smetto di sparare!
[4] Madonna! Beato te!
[5] Cristo santo!
[7] Rompiti la testa!
[8] Che ti venga un colpo… mignotta! Altolà…
[9] Cafone di provincia! Se mi spari ti rovinerai! Handicappato! Uomo dalla faccia di barbagianni!
[10] Donna maligna! Altolà! Altolà!
[11] Mamma mia! Madonna mia bella! Santo Oronzo! Ah! Ah! Ahi! Povero me! Giovincelli ritrosi con tendenze femminee! Imbroglioni… tutti! Ahiiiii!
Predisporre qualcosa che abbia significato. Come un attacco. Una parola d’amore. Un attacco alla falsa morale. Ecco qui una predisposizione di attacco e di resa… contemporanee. Ecco qui una storia dal paese di Ça Va, regno delle tarantole.
I ragni giganti hanno occupato il paese ma quasi tutti i çavalesi sono presi dal lavoro… queste creature, dicono, sono figlie di dio anzi… queste creature sono il figlio di dio… l’avvento del signore che mette fine a Babilonia la grande… a questa indomabile puttana di società! Io, dal canto mio, ho comprato, coi pochi soldi, una telecamera per tenere aggiornato il mio blog e far conoscere a tutti la verità!
I contadini, miei compaesani, si fanno divorare mentre sono sul posto di lavoro. Le grandi tarantole passano tra i filari… scelgono i più grassi, calvi figli di puttana. Le mogli piangono.. alcune vengono mangiate mentre sono inculate dai caporali… pare un sacrificio….le grida di piacere si mischiano con quelle di dolore… altre fuggono… i puttanieri invece, “li pampasçiuni”[1], muoiono bestemmiando:
“…nci suntu muti cristiani… Oi! Oi!... comu a mmei… Oi!... quani!... Ai! Ai!... lampu te zzicca!... Oimmeeeé!!... Giuru su lli muerti mei!... Oi! Oi!”[2]
“Benetica! Facci-te-cazzu è muertu!!”[3], dicono gli altri designati da dio…
“Facci-te-mulu!”, gridano in coro[4]…
Io dirigo il coro con un salmento tutto storto, sorridendo alla loro pericolosità:
“Le vent nous perterà… le vent nous porterà… eh eh"
Convivono con la morte nelle proprie case. Le tarantole entrano, escono… si fermano quanto vogliono crescendo a dismisura.
Tessono le loro tele intorno alle vecchie signore mentre il resto della famiglia resta a guardare inebetita… come se fosse un film… ed io devo solo filmare e salvarmi…
Una vecchia con un “rrinale”[5] in testa… grida, si dimena, si spoglia… mentre un ragnaccio la solleva in aria… la gira e la rigira nella tela… la centra sul letto della stanza (eventualmente da descrivere). I seni rugosi penzolano fuori dalla ragnatela. Il grasso culo penzola:
“Oimmé! Spaccime! Spaccimusu! Quantu è vveru diu… aia! Aiii! Aiiiiii!”[6]… e si lascia divorare. I familiari intanto guardano… si spostano come pedine… fuggono. Si lasceranno divorare altrove. Il ragnaccio intanto la fa da padrone. Al capitale del letto una madonna nera col bianco figlio che succhia, succhia… pronto all’orgasmo, spacciatore… e la lombrica, il bozzolo seminudo della vecchia poggiata sul letto, grida:
“Giuvintuuuuuùtiii”[7]… è l’ultimo grido della vecchietta ma quale gioventù signora? Quale gioventù?
Non mi resta che filmare… il bozzolo di lei… il culo in alto… pietrificato… di fronte, incorniciata, la madonnina nera e il caro Gesù che si serve… il culo di lei fuori dal bozzolo… la vecchia fica…. l’enorme ragno che comincia a fotterla da dietro… mi pare… ma non posso rischiare più di tanto… devo andare…
…per strada cadaveri spolpati, risucchiati, dissanguati… i vari “Cachellu… Capi-te-canigghia… Capi-te-trozza… Catafarcu…”[8]… divorati. Ed è inutile dire che non viene ad aiutarci nessuno… e chi dovrebbe venire?… questa è un’area riservata ormai… sono cazzi nostri ormai… a ciascuno il suo… qui le tarantole… altrove altro… si salvi chi può… spero che Keybee leggendo questo post sappia come comportarsi… lì nella capitale…di questo regno d’Italia dove vive e dove presto la raggiungerò… dove l’arte è crocifissa con l’anima e le creature di Bosch avanzano per fare fuori gli artisti… quelli che sanno bene che saliremo presto al potere ostacolano la nostra ascesa… ma come nemmeno le tarantole sanno ammazzarmi… signori “ssittàti alli seggi”… anche se intervenire è stupido e animalesco o almeno lo pensavo… so come farvi inginocchiare…
Canzone cantata per la mia strada dal saliscendi di una vecchia porta:
“Mucique sopra li muri:
Lu russu e lu neru ti li tortures sontu li fiuri ti lu mali…..
six fois… deux fois…
La folie… de grandeur… tue…”
Sin mucique:
La rabbia della follia può fare degli errori,
à toi pour ton mystere.
Tutti volete l’angelo che non è morto per ammazzarlo
Ora ho questa faccia!
Donne-moi la reponse… en cette jour
Ecoutez! Ecoutez!
Finissait- ait- ait
Passe-moi l’amour!
Dans ces mains qui coulent!
Le rimmel de l’Europe
Free dancer: Orodè Deoro
[1] Persona stupida e incapace, balordo sprovveduto.
[2] …Non ci sono molte persone come me… Ahi!Ahi!... come me… Ahi!... qui… Ahi! Ahi!... ti colga un fulmine!... ohimé!!... Giuro sui miei cari defunti!... Ahi! Ahi!
[3] Benedica e provveda il Signore! Quell’uomo strampalato è morto!
[4] Testardo sfrontato.
[5] Vasino, contenitore per urinare.
[6] Ahimé! Tipaccio losco! Quanto è vero Dio…. Ahi! Ahi!! Ahi!!!
[7] Giovinezza.
[8] Millantatore che non vale un pelo… ignorante… testardo… vecchio decrepito…