Ringrazio di cuore Luciano Pagano per aver inserito il mio racconto integrale LA TARANTOLA nella sua splendida rivista MUSICAOS, che consiglio a tutti di leggere. Qui il link di Musicaos N. 25, da cui si può scaricare la rivista: www.musicaos.it
Orodè
Ringrazio Davide che da domenica 28 Gennaio espone tre mie opere nel suo blog www.davidenota.splinder.com/
Ringrazio Paola che espone una mia pittura nel suo blog http://imperfezionidiscendenti.blog.tiscali.it/
Orodè
Ora che sono lontano dal blog da due giorni. Ora che mi trasferisco nella mia nuova tana. Perché sono un verme, il poeta è un verme! Me l'han detto ieri, telefonandomi, alle 18.20, per insultarmi e minacciarmi: sconveniente il modo in cui ho portato il mio lutto! incredibile! Comunque ho raggiunto Keybee! La casa nuova è bella e non mi fa pensare tanto a quell'idiota che ieri voleva insegnarmi la morale! IO gliel'ho detto, in finale di partita, il problema è che siete tutti finti, solo questo è il problema: mancanza di verità! Io sono vero in parole, opere e missioni! Comunque non si finisce mai d'imparare! il sottoscritto mangia, beve e se ne fotte del vostro inferno! Sta di fatto che la presunzione è abnorme. Nemmeno nel finale delle tue reincarnazioni capirai un grammo di me! E maledetto a te se rifai il mio numero di telefono!
Ora alcune considerazioni: il blog che scrivo è diario e casa- mia e di Keybee. Tutti coloro che non si trovano a proprio agio- anziché telefonare per insultarmi- devono semplicemente morire quanto prima e fare spazio. UN mio post di lutto ha trasformato questo blog in un quaderno delle firme del mio dannato paesino. Bene! Da quando son nato voi miei compaesani- con le vostre collane di pomodorini- siete la morte della poesia. Tornate nel vostro mondo quindi- tranne i Bruciati e qualche raro "puro".
Essere costretti a modificare un post e togliere dei commenti. In questa casa dell'arte è ben accetto solo il meglio. Il fatto che il blog sia una casa- con mura trasparenti- come in Dogville. Le mura ci sono e non ci sono. Qui c'è posto per la poesia, per la bellezza, per la verità, per la ricerca..... il resto mi fa vomitare! Compito primo allora è selezionare: scegliere! Perché la casa esiste! Ed è una casa dell'arte! Perché in giro ci sono carogne e non c'è posto per i finti.
Chiunque in futuro abbia intenzione d'insultarmi per telefono deve versare prima 500 euro. Chiamarmi prima per informarsi del versamento. dopodichè posso ascoltare le sue stronzate di senza cervello.
Questo blog è un quadro. In queste ore si lavora a togliere.
Il fatto che l'ignorante totale insulti il poeta e lo minacci- oltre che essere una verità perpetua- è ormai- per me- una consolazione e un onore. La maggior parte di voi sono carogne! Solo che prima di spolparmi io avvelenerò le mie carni... così da lasciarvi con bollicine di bava, contorsioni e morte.
Come diceva Baudelaire: "Più si lavora meglio si lavora. Pulizia. Igiene. Condotta morale."
Intanto io e Keybee ci abbracciamo. Voi volete che si scriva come De Andrè alla morte di Tenco. Ma De Andrè è De Andrè. Ed ascoltarlo è un miracolo.
Ora si va Avanti! "En marche! En marche!"
Orodè
Ora...non posso che chiedere il favore a tutti coloro che volessero ricordare di andare a portare fiori al cimitero o che piangessero sulle tante spiagge a disposizione, lì da quelle parti, o una bevuta alla salute sui gradini di qualche chiesa d'altre città, d'altri paesi. Qui non si può più. Non so perchè, in che modo, direttamente o indirettamente, pare che la spontaneità di alcuni gesti viene punita. rendere pubblico il lamento è stato un atto istintivo, come tutti gli atti in questo blog, atti puri di conseguenza, senza paure, imbarazzi o perversioni...Forse tutta questa spontaneità è figlia dell'ingenuità, diciamo così, non diciamo invece che ormai bisogna fare attenzione a tutto, a come si urla, a come si piange, a come si dice, a come si crede, a come si parla ,a come si vive, a come si è...perchè gli aguzzini sono pronti dietro l'angolo loro sono pronti a minacciare. La libertà è un utopia anche di fronte alla verità e soprattutto di fronte ad essa, la verità, la falsità, è una lotta in cui a volte vince l'una a volte l'altra, a costo di spargimenti d'essenza. D'anima.
Tutti i commenti, relativi alla morte di un amico sono stati eliminati perchè pare che suscitassero critiche troppo pesanti, e per mantenere l'anonimato di chi non c'è più. Mi scuso personalmente con lui e non altri, quando ci incontreremo nel mondo che non ha policy, nè becchini nè giudici, se c'è qualcosa di cui scusarsi.
Ringrazio coloro che sono passati col cuore, diciamo così, si col cuore... mi scuso anche con gli amici bloggers di cui ho cancellato i commenti ingiustamente...ma è stato un atto punitivo anche per me stessa.
Invito tutti coloro che volessero scrivere commenti su tale argomento ad astenersi dal farlo se non accettano il limite del rispetto di coloro che restano.
Per il resto Fragmentart resta un blog libero creato nel nome dell'arte e della poesia e vive solo grazie ad esse, e per esse.

opera: "Le Victime" di Kalmakoff su http://visionaryrevue.com/
Non vale la pena sospirare, signore.
Il tempo è maschio e quando beve brinda al gentil sesso.
Confuse dalla galanteria, sentiamo
celebrare la nostra mediocrità,
l'indolenza lodata come abnegazione,
il ragionamento sciatto è detto istinto,
ogni errore perdonato, la nostra sola colpa
proiettare ombre troppo nette
o d'improvviso rompere gli stampi.
Per questo, celle punitive,
gas lacrimogeni, guerre di logoramento.
Poche le aspiranti a un tale onore.
(Adrienne Rich da "Istanatanea di una nuora")
Mano nella mano
e forse si pensava
che l'universo
non è di cera
ma si cantava
eccome si cantava
meglio morire
che essere di cera.
meglio morire
che essere di cera!
Orodè
Sei deceduto dopo la finzione della speranza del coma profondo.
Oggi ci puoi trovare in fila indiana e che tiriamo pugni in aria e sui mobili, perché la tua scomparsa non l’accettiamo. Mi troverai che ringhio, sbavo e piango contemporaneamente nonostante sia innamorato e ascolti Tim Buckley, Leonard Cohen, Nirvana, Gaber, Noir Desir… per salvarmi.
Perché nel nostro duro cuore tutti i bambini rimasti si stanno contorcendo. Ed io bacio i tuoi piedi come li bacio alla mia madonna. E mancherò io questa volta per accompagnarti. Ma quando vuoi si va in campagna a volare alla faccia dell’insignificanza della vita e del futuro.
Per non morire sto dicendo a tutti i nostri amici che la vita ha senso solo se vissuta in bellezza e in verità. Ma tu sai come siamo matti… oggi questo paesino d’incatramati dove siamo nati, questo ano di nome Sava, ha un buco nero al centro, una ferità che l’affonda.
Si sparge la voce per i telefoni che l’amico nostro, (lo conosci?) è diventato grande ed è morto a ventisette anni! Ha fatto centro, si dice. A 27 anni! Beh! Uno di noi ce l’ha fatta! Quando vuoi però, la prossima birra te la offrirò lo stesso.
Quando vuoi vieni a prendermi. A me. E tutti gli altri. Una lunga lista. Perché con classe te ne vai. E noi cercheremo di fare lo stesso. Con l’occhiolino dell’amico che approva. Saluto eterno! Per quanto si possa
Te ne vai con la villa comunale. Con un vespino particolare. Con in tasca Rimbaud. Te ne vai e resti per sempre!

Vischio Spaziale
(Reportage del free dancer Orodè Deoro alla casa-museo di Ezechiele Leandro)
prima parte
Sembra che l’arte sia questione per dotti. Questo solo perché mentre l’artista fa-crea- la massa non può che sciacquarsi la bocca- tra un lavoro e un altro- e sputare veleno: poca roba! Sono passati tre anni. Tre anni fa, mentre vivevo nella casa-museo Vincent City a Guagnano (Le) giunsi a visitare la casa-museo di Leandro, artista morto nell’81, a S. Cesario di Lecce. È necessario dare dei numeri per intenderci. L’incredibile storia di Ezechiele Leandro, nato a Lequile (Le) nel 1905, trovato in una cesta da una donna di nome Adamo Crocefissa. Il nome gli viene imposto dall’anagrafe e viene affidato ad una coppia di contadini. Frequenta alcune delle classi elementari e fa il pastore. Il cementista. A 26 anni comincia la sua prima opera, “La montagna forata”, una scultura di
Considerando l’ignoranza, la strafottenza e l’incuria della terra e del comune dove Leandro è vissuto, presto della sua opera non resterà nulla- in quanto le opere sono costantemente trafugate. Il Santuario della pazienza è sepolto dall’erba e non regge da solo all’assalto del tempo. Ed ora c’è da registrare l’ultima notizia, uscita sul Corriere del Mezzogiorno il 15 Settembre 2006:
“SAN CESARIO: DANNEGGIATA
Sarebbe da ricopiare l’intera pagina del quotidiano perché è più che cronaca ma riporto solo questi due passaggi:
“La decorazlone artistica che corre lungo il perimetro esterno della casa-museo di Ezechiele Leandro a San Cesario di Lecce, fatta con i materiali (cemento a presa rapida e materiale di risulta, uniti ai colori e a tanta creatività) più utilizzati dal pittore e scultore salentino, è stata deturpata nei giorni scorsi, anche se la notizia è stata resa nota da uno degli eredi solo ieri: almeno una ventina di metri della decorazione esterna che corre lungo la facciata della casa esposta su via Terragno (la facciata principale è su via Cerandolo) è stata letteralmente staccata dal muro esterno della casa, suddivisa fra gli eredi alla morte di Leandro avvenuta nel
“
Caro, sei l'emblema, il magnifico emblema della mia terra e di quasi tutto il pianeta. Nato al posto della cicoria di cui ne fai le veci.
Per chi volesse guardare l'opera di Leandro:
Orodè
Comincio a riordinare gli universi e non è facile. Gli universi sono fragili, si sfibrano, si toccano, si rompono. Diventano regali da dare agli altri.
Quanto siete lenti secondi! Che cos’è oggi?? La posterità è un lavoro permanente!
Oh Baudelaire, caro Baudelaire, da cui tutto è partito ed ero un bambino. Sarà per colpa tua- grazie a te- che un giorno cadrò sugli scalini di una chiesa e sarò morto. Tutto morto!
Alla vigilia del mio nuovo trasferimento nella capitale. Questo atto scaramantico. Questa riconoscenza. Questo amuleto:
Parigi, sabato 4 dicembre 1847
“(…) Se sapeste quale sforzo mi è costato prendere la penna e rivolgermi ancora una volta a voi, disperando di farvi comprendere, a voi che conducete una vita regolare e senza problemi, come potessi vivere in simili difficoltà! Supponete un ozio perpetuo imposto da un malessere perpetuo, e l’assoluta impossibilità di venirne fuori, a causa di una perpetua mancanza di denaro. Senza dubbio, in casi simili è preferibile rivolgermi ancora a voi, qualunque umiliazione possa costarmi, piuttosto che a persone indifferenti presso cui non troverei la medesima simpatia. (…) Supposto che, per una benevolenza disgraziatamente sempre insufficiente, vogliate tirarmi fuori da questa infelice storditaggine, che fare DOMANI? L’ozio mi uccide, infatti; mi divora, mi mangia. Non so veramente come possa avere forza sufficiente a dominare l’effetto disastroso di quest’ozio, e possedere ancora un’assoluta lucidità di spirito, e una perenne speranza di fortuna, di felicità e di calma. Ecco cosa vi chiedo ora a mani giunte, tanto mi rendo conto di aver toccato il limite non solo della pazienza altrui, ma anche della mia. (…) che se potessi arrivare a condurre per quindici o venti giorni, una vita regolare, la mia intelligenza sarebbe salva. È un ultimo tentativo, è un gioco. Rischiate sull’ignoto, mia cara madre, vi prego. La spiegazione di questi sei anni così singolarmente e disastrosamente pieni, se non avessi goduto di una salute di spirito e di corpo che nulla ha potuto uccidere, è molto semplice; si può riassumere in questo: sventatezza, rinvio al domani dei progetti più banalmente ragionevoli, di conseguenza miseria, e sempre miseria. Ve ne do un esempio; mi è toccato di restare tre giorni a letto, sia per mancanza di biancheria, sia per mancanza di legna. Francamente, il laudano e il vino sono delle cattive risorse contro la desolazione. Fanno passare il tempo, ma non ti ridonano la vita. (…) Possano simili confessioni- per me e per voi- non essere conosciute mai dagli uomini vivi e dalla posterità. Credo ancora, infatti, che la posterità mi concerna. (…) L’ozio assoluto della mia vita apparente, che contrasta con la perpetua attività delle mie idee, mi getta in collere inaudite. Me la prendo con me per i miei errori e con voi perché non credete alla sincerità delle mie intenzioni. Il fatto è che da alcuni mesi vivo in uno stato incredibile. (…) il tempo fugge, le necessità permangono. (…) A partire dal 1° gennaio. Comincio un nuovo mestiere, cioè la creazione di opere di pura immaginazione, il Romanzo. È inutile che stia qui a dimostrarvi l’importanza, la bellezza, e gli infiniti aspetti di quest’arte. (…) Non parlate più della mia età. Lo sapete bene, un’educazione è diversa dall’altra, e la questione si può riassumere in questo modo. Più passa il tempo tra il giorno della nascita e l’istante destinato al successo, più bisogna far presto e trarre profitto da tutto. (…) Il tempo vola. E qualche giorno d’ozio in più può uccidermi. Ve l’ho detto, ho così abusato delle mie forze che sono arrivato ai limiti estremi della mia pazienza, e mi sento incapace di un ultimo grande sforzo se non sono aiutato un poco. (…) Vi chiedo di vedervi, e di essere ben accolto,e in maniera tale che il vostro contegno, i vostri sguardi, e la vostra parola mi proteggano, in casa vostra, contro tutti.
Addio. Sono felice di avervi scritto.
Charles” (il poeta, all’epoca, aveva 26 anni)
Io sono come le erbette sulle nostre chiese barocche.
Di certo verrò divelto- se ci arrivate-
ma rinascerò da altra parte.
È inutile crepare!
Orodè
Orodè su Tele Rama fa la figura del Bidet. Per innaffiare le rose ci vogliono le spine. Per assorbire il biscotto ci vuole l'inguine. Il delirio tremens è un suppellettile. L'arroganza mostarda. Smontata una mostra se ne fa un'altra.
Orodè
Un mio commento al bel post "APOLOGIA DI GENOCIDIO"di Davide Nota
http://www.davidenota.splinder.com/
Grazie per questo post. A tutti questi becchinbecchi, caro Davide, ci si ribella con uno straordinario tasso di autodistruzione. È il contraltare da sempre. Con un innalzamento della temperatura corporea superiore a quella del pianeta. La loro malefica bruttissima faccia è il loro manifesto di morte, dalla notte dei tempi. Con questa idea del potere pari a contraffazione e sopraffazione. I politici tutti vanno messi sotto le scarpe dall’arte. Dall’arte meravigliosa ch’è fuga dallo sporco reale ed è spada tratta, è veleno nelle orecchie dei mercanti di notte. Lo si lascia colare teneramente nelle orecchie, pregando per la loro morte, il più presto possibile, Maledetta realtà che si oppone al sogno dei poeti e dell’arte. Le loro parole funzionano bene nel sistema che hanno creato per questa terra sventurata. Le loro parole paiono matematica. Fanno due più due i bambini dell’asilo, pasciutelli e ingrassati, con voce modificata, atteggiamenti da grandi, sono cresciuti ma io li vedo ancora all’asilo coi brufoli di grasso- i potenti- li vedo col muco ancora, con la pastina sul mento. Li vedo incapaci che fingono e fingono e fingono soltanto- e qualcuno, poi tanti- più idioti di loro- li appoggiano. E meritano la morte- tutti tranne gli angeli ribelli- tutti tranne Lucifero meritano la morte! E la morte verrà fortunatamente ma degli angeli ribelli non raccoglierà molto oltre alle brame, aldilà degli impennamenti- un po’ di cenere rosa soltanto- il resto è della materia dei sogni- il resto è musica! Alla faccia dgli inutili maledetti che non possono nulla contro il sogno dell’arte- e lo sanno, lo sanno- ecco perché sono pericolosi- e guerra vogliono contro l’arte- e parlarne solo dopo la morte.. dell’arte. Ma la pellaccia la si vende cara da queste parti. Venghino i signori potenti! Venghino a chiudere anche un solo occhio da queste parti. Che qui si giace con lo spirito del tempo a scotennare i distruttori del mondo in ebbrezza assoluta. A ballare con le anime sante della storia. A fare giro giro tondo con le anime di Dalì e di Lorca. A derubare i loro poveri occhi. A sputargli in faccia. La loro prima arma è rubare tempo. Spuntare la prima lancia quindi. La loro seconda arma è volere e volere dare un prezzo a tutto. Spuntare questa seconda lancia allora. Intontiti dopo due sole lance rischiano di solito la figuraccia ma possono anche gettarsi contro- perché il loro demone è così svelato- a questo punto essere pronti- I want to be ready!: sgozzarli! Si chiederanno, in punto di morte, come è potuto accadere, quale essere ha potuto fare ciò. Ma sono ignoranti e tali devono morire. Senza un grammo di luce: solo grasso in pasto ai vermi.
Per quanto riguarda la carne degli artisti e dei puri martoriata- anche durante la decomposizione sarà baciata dal ricordo del tempo e dall’amore. Perché la bellezza è eterna!
La bruttezza invece? La bruttezza si condanna da sé. Se vuole essere eterna- se ha questo coraggio- che ci provi.
Servono comunque amuleti. A me viene sempre in mente questo, in questi casi:
“[…]Se per mezzo dell’indifferenza e dell’inerzia creiamo, bombe umane e bombe atomiche, allora mi pare che il poeta abbia il diritto di esplodere nel modo a lui consono, all’ora da lui fissata. […]Che cosa importa a quei mostri che ora hanno il potere di quel che sarà del poeta, dello scultore, del musicista?[…]All’individuo creativo danno la colpa di indebolire la struttura sociale. Una mania persecutoria si scatena non appena una parola sincera è pronunciata. […]L’unica cosa che sopravvive, che è sostenuta e difesa fino all’ultimo sangue, è la menzogna […]” ( H. Miller)
Io nel frattempo preparo le prime t-shirt coi miei disegni. Ho
Orodè
La nudità delle vostre parole storte.
La parola appesa al senso, come la carne in macelleria.
la musica stonata che rimbomba.
la morte che si cerca il fosso e il dorso per leccarsi.
Letti libri buoni se ne fa fagotto e si dimentica la pasta scotta, il digiuno del corpo non fa male.
Ci si salva col silenzio? Poi consumate le tenebre resta il peso sordo dell'abbandono.
Cosa credi che non sento? che non penso?
Con la spada tratta che schivo quando mi confondi coi nemici, occhi furenti dell'incompreso. Montagna di cuori sanguinanti e incubi, naufragi d'amori impossibili.
Tutti attorno in girotondo, muraglia cinese che calpesti, vittorioso e piedi sporchi. sanguinario eroe furente....santo folle e prepotente.
castello nero del libro nero: tutto quello che sapevo dire e che non trovo più.
ascolto come ipnotizzata il suono di una verità....le tante facce di dio sputate addosso senza che io possa prendere in considerazione la mia. Troia e santa. senza per questo dovervi chiedere perdono. Fare silenzio e ascoltare le preghiere di un'altra religione, un'altra tra le tante altre e mi dileguo dissanguata di silenzio. Perfettamente silente, perfettamente forma di donna da buco, vagina e santità. Tutta carne e morte tua Signore!
La verità ha forma d'ombrello...ma se potessi mi bagnerei, se potessi fare la pioggia delle mie avversioni.
Però io mi confondo tra la gente, tra tutti gli altri tentativi che siamo. Comunque migliori di me, questo si che lo ripeterò sempre.
Occhi specchio perchè tu possa specchiarti, Credermi utile almeno per un'altra creatura che cerca la sua santità.
I fiori appassiti nella mia stanza restano a lungo nel compiacimento della loro decadenza. Ovunque l'inganno è in agguato.
Appena fuori dalla porta stanno come aguzzini i parenti, i padri, gli amanti passati come a voler incastrare la mia fuga, come per intrappolare il mio sogno della verità antica.
Non si ha il diritto di pavoneggiarsi a cavallo quando non si sa montare una bestia. Il giorno del suo arrivo al reggimento, per passarci in rivista il nuovo colonnello aveva scelto un robusto cavallino nero e peloso come lui, e come lui con una groppa svasata e lustra. Ed ecco che quando gli portarono la cavalcatura, e il colonnello tentò d’issarsi in sella, ecco che la buffa e tozza bestiola si sdraiò in terra, si voltò sulla schiena coi quattro zoccoli all’aria, fece una giravolta, due giravolte, finché il simpatico morello s’adagiò di fianco, lungo disteso, immobile, con la testa nascosta fra l’erba, facendo il morto come un cavallo da circo ben addestrato che eseguisca un numero, senza più muoversi, né sotto le strappate del morso che il soldato palafreniere che l’aveva presentato all’ufficiale gli faceva brutalmente sentire dando gran strattoni alla briglia, né sotto il diluvio di scudisciate che quel goffo fantoccio di colonnello gli somministrò rabbiosamente prima di passare in rivista furibondo, ma a piedi, il suo reggimento schierato di fronte a lui su due ali, ciascun uomo impalato sull’attenti, ben allineato, ma contratto da spasmi interni che gli torcevano le budella, da sussulti che gli facevano ballonzolare, schiattar l’ombelico e il pomo d’Adamo, e scoppiar negli occhi bollicine di lacrime provocate dal riso,un riso represso da far ammattire, inestinguibile se uno di noi l’avesse mai lasciato sbottare,riso doloroso che ci irrigidiva tutti come presi nella morsa d’un crampo, i muscoli tesi da spezzarsi.
(Blaise Cendrars)