Nato per l’ascesa,
mi salvo con la musica.
Rosa danza
ché non mi sono ancora salvato!
Orodè

“In tutti i nostri ricordi, nessuno si è mai espresso così sinceramente in poesia. Avevamo raggiunto un punto di non ritorno. Ed eravamo pronti a questo. Nessuno di noi desiderava ritornare al silenzio grigio, gelido, militarista, al vuoto intellettuale, al territorio senza poesia, alla spiritualità spenta. (…) Volevamo una voce, volevamo una visione”
(Michael McClure a proposito dei Beats)
“Le parole sono certamente associate al suono come il colore lo è alla luce. (…) Mi rammarico che gli scrittori non sappiano quali sono i mezzi; e finché non lo sapranno, non potranno mai raggiungere la pittura”
(William Burroughs)
“ Prima soddisfa te stesso, e poi al lettore non mancherà lo choc telepatico e la corrispondenza significante perché nella tua e nella sua mente operano le stesse leggi psicologiche”.
(Jack Kerouac)

Ad Emilio, un piccolo anatroccolo che non faceva male ad una mosca, che mi faceva ridere quando correva come una matta, che faceva la cacca sciolta dappertutto, che mangiava i pomodorini rossi come un’amante…
Senza paura delle figuracce
Senza avere paura… delle figuracce… delle figuracce… e che facce! E le facce?
Quanto che sia amore e non altro
E la forma delle forme che muore
Asciugati presto!
Asciugati presto!
Assettati qui, Signore!
Assettati qua, bbadrone!
Perché non ti pulisci il naso?
Perché non diamo fuoco al catafascio?
E corolle di fiori in testa, sembra una ginestra cacata da un’oca
Di nome Emilio e poi mangiata, sembra una puttana colorata
Con le cosce di carne macinata e le costole rotte, senti la puzza sul cammino.
Pare che la sappia dolciastra… puzzerò di dolciastro!
Puzzerò dolciastro! Sarò dolciastro!
Non s’è capito ancora niente!
S’è fatta confusione!
Di timbrare il cartellino
Devono scendere
E verranno sgozzati!
Cadono le piogge sugli schiavi
Senza figure delle pauracce
Le schiave e le schiavi cadono
ma con minacce…
Fanno figura… figuracce!
Fanno merdacce!
È un’opera di attentato al creato
È il periplo del creato!
Morite e fate spazio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il tutto mio
Il tutto tempo mio!
Il tutto mio tempo!
Io sono il mio tempo!
Io suono il mio tempo!
Io sono intorno a me e sono il mio tempo!
Io sono intorno a me e sono il mio tempo!
Io sono il mio paesaggio e la mia creazione
Io sono il mio passaggio e la mia creazione
Io mi sono di nuovo dentro e mi posseggo
Io mi sono di nuovo dentro e mi posseggo
Orodè

Chiuderci in una cassaforte e guardarci dentro. Prima di ricominciare a respirare. A lavorare. Sulle tracce della storia. Coi colori di merda. E qualche raro accenno di rosa. E qualche raro accenno di gloria.
Io suggerirei un amore profondo col quale consolarsi, fuggire e sognare. Se siete degli eroi e potete scagliarvi contro l’ingiusto- se proprio non riuscite a trattenervi- potete comunque tornare tra le braccia del vostro amore. È una posizione molto comoda questa. Finché dura! Finché la barca va… Ma è la vita a ripresentarsi. Sicuramente perché ci siamo distratti e ci sono delle spie che ci smascherano. È la vita che se ne accorge che siamo ormai maturi per l’insalata. È vero o no? Ci chiede e abbiamo pochi attimi per rispondergli. Per salvarci dobbiamo guardarla dritto negli occhi e dirle o fare una cosa a cui non ha mai pensato. Dobbiamo meravigliarla o è finita per noi pagliacci! Ad alcuni è sufficiente guardarla negli occhi e fare una grossa scorreggia magari, tipo una scorreggia parlante… che ne so… alcuni riescono a dire Ciao E solo le puttane hanno ragione! Chi non è nato puttana deve morire! Questa è la legge di questo pianeta! Chi non è puttana scagli la prima pietra! Premettendo che io di certo non sarò lì per constatare! Un giorno vi sentirete dire… che la vostra anima è egocentrica! Rispondete a quei tipi, guardandoli dritto negli occhi… con l’ano. Questo distrae la vita e voi fuggite. Altri che vorrebbero spiegarsi- e magari ne sono anche capaci- fanno spazientire la vita- che ha tanto da fare- e voi siete uno Gnammi! Durate il tempo di uno Gnammi! La vita vuole meravigliarsi… non ha tempo da perdere e non è mai stata giusta! La vita è una puttana!... il tuo cervello è stato ripulito dalla nascita!
Orodè


Splinder (25/01/2008) Di cosa parlano? Cose che già so o di cui non so proprio niente né mi interessa sapere. Sono impegnata a cercare un termine alternativo alla parola “nausea”, perché deve pur esserci. La voce di una giornalista in una televisione accesa che nessuno vede, l’ambulanza che passa e chissà da dove viene. Oggi ho visto per strada in loghi diversi due Leggi ancora...


PROTOQUAMQUAM SUONANO I TAMBURI NELLA NOTTE!!!
Dramma. Atto primo.
Non avete paura, avvicinatevi signori, ci dice. Sbobina quello che sa e noi ce la squagliamo.
Proto quam quam, suonano i tamburi dell’anima della notte. Accendi ancora qualche fuoco nella notte, sgozza i tuoi simili, falli assomigliare all’acqua corrente, fanne filosofie per le scuole, addormentali con un filo di lama. Sibila sibila nella notte che l’acqua corrente se ne va.
VOCE: Io a tutti quei teschi metterei del rossetto!
VOCE: Non esiste la notte!
VOCE: Non uscite dal sogno!
VOCE: Una bella canzone non può cambiare il mondo!
VOCE: Cos’è che vuoi cam,biare?
VOCE: Ah ah ah…
VOCE: Dove si muore contenti!
VOCE: Dove si muore di fame!
- ‘nterra ‘npoggiala![1]
E prima di essere schiacciati dal troppo inutile lavoro. Come schiavi con le catene andati a finire nella botte dipinta come di rovere. Fate rumore come un motorino. Sembra che vogliate aspirarvi l’anima. Per lavarla finalmente e appenderla ad asciugare al sole. Bella pulita, finalmente. E voi a guardarla asciugare. Ma alcune macchie di sugo appartengono alle altre vite inconsapevoli. Ora che siamo finalmente giunti nell’era della merda… è troppo tardi!
Prendete il phon, mettetevi il gel che si parte: è fatta! Arriva cinta di rose rosse, danzando, nera. Con cavigliere di osso sacro di mammut. Sta arrivando per riportarci nel sugo di rose rosse seccate al sole.
- Eh eh eh… martellatore! Al giorno non so! Ah ah ah… uè Pé… falli assì to’ paroli! Uè pé![2]
- Ma li muerti di mammita! Bah! Chiaru?… Chiaru?… Chiaaaaà?! Tttacca lu tubbu! Lu pompieri ma ffa ffari a mmia! Lu pompieri![3]
- Dove sei andata?
Cantano intorno ad un motorino i bambini!
- Ma’ viti la benzina![4]
- Mi hanno comprato gli occhiali!
Nella velocità
Della presa di corrente
dell’acqua
Ho ancora molti mesi per cui respirare?
Muro contro cui sbatto
Vetri contro cui salto
Terrapieno di felicitoniricità!
Prendiamo, diamo fazzoletti di carta!
VOCE: Che peccato ci siamo persi!
VOCE: La nuova poesia altro che vera, deve essere irreale!
VOCE: Che le rivoluzioni di massa non servono più! Se sono servite! Bisogna avviare una rivoluzione interiore senza più guardare gli altri! Chiusi nel monastero delle nostre grazie, dobbiamo fare pulizia!
- Com’era la paddotta?[5]
- Mi la mangiai culli patani![6]
- Piggimi li gambali! Piggimi li gambali![7]
Qual è il dolore di un’anima, anima mia? Noi non siamo diversi!
VOCE: Dove sei andata, verità?
VOCE: Liberati dalla penna, poeta! Vai a cacare da un’altra parte, maledetto figlio di puttana!
VOCE: Le cose devono essere lasciate andare!
VOCE: Sì! Ma le zanzare le uccido col flit!...
(Prima parte)
[1] Appoggiala per terra!
[2] Eh eh eh… martellatore! Al giorno non so! Ah ah ah… Ehi Giuseppe… dimmi qualcosa! Ehi Giuseppe!
[3] Per i tuoi cari defunti! Ma…. è chiaro? Attacca il tubo! Mi farai fare il pompiere! Il pompiere!
[4] Madre guarda la benzina!
[5] Era saporito il carosello?
[6] L’ho mangiato con le patate!
[7] Prendimi gli stivali! Prendimi gli stivali!
Orodè
Splinder (21/01/2008) Tu lavori di notte. Io non resco a dormire. Fuori pullula di gente la capitale che non dorme senza essersi mai svegliata. Accendo due candele, rossa e nera. Una tazza smaccata d'intrugli ninnananna, fuma, calda. Quell'abbraccio necessario che consola. Tutto è in penombra, ma l'esplosione dei colori che invade le tue tele domina ancora questa notte di pensieri. Io non so dove Leggi ancora...

