mercoledì, 30 aprile 2008

TIM BUCKLEY è DIO!

tim buckley
postato da: beegold alle ore 18:54 | link | commenti
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da "Occhio io ti canto"

Dentro Mirò(Dentro Mirò. Tecnica mista su cartoncino. cm 50x70. 2008)


“Te digo que he querido nadar sin agua”
Ti dico che ho voluto nuotare senza acqua

Chiudere gli occhi. Aprire gli occhi. Senza corpo. Viene un’onda. Senza corpo. Dormo ancora. Sognare forse. Senza sogno. Solo sonno.

Chiudo gli occhi. Ci sono disegni. La maschera cade dalla faccia. La faccia è la maschera..

Supponiamo le voci come difetti di voce.
Qui nella casa dell’eccesso
Supponiamo le voci come difetto di voce
Ognuno di noi sa la poesia recitata a memoria
Ognuno di noi sa la verità e dove l’ha abbandonata
Capìta la ripetizione
E prese a botte le lacrime.


Orodè

 

postato da: beegold alle ore 12:35 | link | commenti (1)
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lunedì, 28 aprile 2008

ECCO L'ALLESTIMENTO FRAGMENTART A N.U.A.

NUA
Ecco come con la mia Unica Salvezza Keybee abbiamo allestito al Circolo degli Artisti! 
N.U.A. sta per New Unknown Artists e definizione migliore per me non esiste. Nuovo artista sconosciuto: se non mi chiamassi Orodè mi piacerebbe chiamarmi Nuovo Artista Sconosciuto e restare tale, muovermi come un verme nelle varie pieghe della realtà, tra una chiacchiera e l'altra, fare ed essere come voglio in questo tempo.
Il sole di ieri ci ha aiutati a sentirci come in campeggio, perché la filosofia del N.U.A. è di arrangiarsi con quel che si ha e noi avevamo a disposizione il prato verde, alberi, una panca e tutto il resto è venuto da sé, dai magazzini del Circolo degli Artisti, una specie di robivecchi. Così dopo aver visto l'angelo Keybee tramare una ragnatela in fil di ferro (avevo portato 6 "braciole" di fil di ferro) abbiamo svoltato col separè di canne. Un pareo sulla panca, 6 opere del 2007, un book di disegni, due candele, biglietti da visita Fragmentart.
Ci voleva solo un po' d'illuminazione in più e sarebbe stato tutto perfetto.
Ognuno dei quaranta e più artisti che esponevano si è inventato un modo d'esporre. Chi sull'albero. Chi in maniera più tradizionale. Il risultato finale, spuntato davvero dal niente iniziale mi ha meravigliato. Oltretutto per la presenza di un paio di artisti che conoscevo solo su internet, tra cui Libecromano, simpaticissimo artista romano che il destino ha voluto alla sinistra di Fragmentart. Le opere di Libecromano, affini in un certo senso, per una poetica del riciclaggio, sono visibili su
www.myspace.com/libecromanoart

Ora la prossima tappa dovrebbe essere il Marte Live, all'Alpheus, un'estemporanea di pittura in gara, il 6 Maggio.

Orodè


postato da: beegold alle ore 10:31 | link | commenti (4)
categorie: arte, keybee, fragmentart, orodè, nua
sabato, 26 aprile 2008

da "Occhio io ti canto"

La storia è la vita della finzione.

Un indimenticabile errore.

C’est la maiçon che tu disais, no?

Si sta qui ad aspettare

La ripetizione della ripetizione!

 

Tutto è vero tranne la verità

Ed io espongo hasta la fine del mondo.

Tengo que estar aquì perché il sogno lo vuole

E finché morte non ci separi.

 

Mia piccola dorata

Con le stelle sparse

Per tutta la tua bellezza.

Grande, grande

Fiore di loto.

Mia unica salvezza.

Nel brodo di Nostra Signora del Mare.

 

Per quanto possano essere sbagliate. Queste parole non mi tradiscono. Non fanno il contrario di quello che voglio!


Orodè

postato da: beegold alle ore 08:08 | link | commenti (2)
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venerdì, 25 aprile 2008

25 Aprile: Liberazione finalmente!!!

Era ora!

Orodè
postato da: beegold alle ore 09:27 | link | commenti
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giovedì, 24 aprile 2008

READING ALL'ARCH GALLERY (ROMA)

achir_4
(Terra blu. Opera su tela di Brahim Achir)


READING POETICO "OCCHIO IO TI CANTO"

Domani verso le 21, leggerò all'ARCH GALLERY, Via G. Lanza 91A (Largo Brancaccio), in occasione della personale del pittore algerino e amico Brahim Achir.

Orodè
postato da: beegold alle ore 09:51 | link | commenti (1)
categorie: poesia, arte, arch gallery, achir
domenica, 20 aprile 2008

Bianca e... i Bruciati

Portami lontano
(Bianca. Tecnica mista con scheda elettronica. Cm 50x70. 2008)

E’ natale! È giovedì e siamo in dicembre. Non aspetto il prossimo che verrà ad augurarmi qualcosa. Perché il pungitopo e l’agrifoglio sono andati a male. Tre scrittori che non hanno dimostrato niente al mondo si sono chiusi volontariamente in una casa al mare e hanno sperato che Zeus e tutto l’Olimpo crollassero giù. Per prendere il loro posto! Che mica basta, quello  che abbiamo fatto!  Non basta per niente. Non abbiamo fatto un cazzo! Non è colpa nostra se non siamo più bambini! Sotto l’albero Babbo Natale mi ha tirato uno scherzetto… voleva che mi abbassassi i pantaloni al posto suo. Che idiota! Non fa proprio ridere! Un Dio che non prenda tempo da quel di per sé già misero dolore che mi resta da dedicare agli altri. Le parole schizzano sul muro colpendo il sangue secco delle zanzare che ho schiacciato! Entriamo nelle parole! Entrate a frugare nelle mie stanze e chiedetemi cosa ho da lamentarmi che non vi riguardi. Aprendomi la testa mi son messo a frugarci e solo tu donna puoi entrare nel mio cuore per incollarlo con la tua saliva ma ormai di te non ho che un vago ricordo. Il mio cuore è diventato una sacca gelatinosa. Sarà per via della sfortuna! Lontananza da tutto! La sacca del canguro contiene il bebé, il bamboccio, il piccoletto, il bellimbusto figlio di puttana immacolata concezione. Quello che non ti tradirà mai, il gentiluomo, l’onorevole…  L’occhio impasticciato del tossicomane. Quel sudore che sa di limone, quell’apatia sbattuta e attenta a lasciarsi andare. Un altro po’. E i suoi stracci sporchi sono la sua bandiera. Quella che ti dirà un’altra volta amore. ma amore sulla spiaggia mica nel cuore. Eh. Mica amore e basta. E le lacrime ce le siamo pure scordate. E le varie umiliazioni e le più belle frasi si accartocciano come un angelo dimenticato o meglio ancora come la veste della morte. Che quasi ogni notte la sento che sfiora il mio volto reso pallido dall’incubo.  Più in là, ho detto. Non nella merda di sempre. Non appartengo più alla gialla foglia né all’arrivo del postino né al tatuaggio che mi hai proposto, nascondendo una più ben precisa scarnificazione dell’anima. La madonna immacolata concezione fa pure i bocchini al nulla. Sono come la biscia che danza in fondo al pozzo, quando l’acqua ormai è piena di R6 e di vetriolo… che le lucertole a malapena hanno il tempo di augurare alla siepe un’ombra per i figli. Vestirò le troie da suore e le farò suonare l’organo più sonoro che il mondo abbia mai udito. E fatevi sotto pecorelle che Alex è qui per ghiacciarvi il pollice e usarlo come una mentina. E poi un bicchierino di Vermut nella vostra passerina. Che dicevi? Ah, nulla dicevi… che era meglio darsela a gambe e prendersi, dopo una vita intera, una tranvata inconscia. Prenderò a calci in culo il vostro putrido ordine sacerdotale. Io me ne infischio delle vostre leggi, io sono il Totò della letteratura; tutto ciò ch’è disgusto in me ha preso forma. Ha trovato dimora. Ho provato più volte un tranquillo balletto egiziano, finché sulle irte vette delle piramidi ho installato una vasca da bagno riempita di merda. Ho preso la letteratura moderna e l’ho inculata sulla luna. Ho preso Marcuccio[i] per le mani e ho recitato l’unica messa a cui abbia mai assistito. L’unica messa in suffragio del porco. “Di li muerti mia spuliciati”… della mia ultima verità. Vi lascio care coppiette tutte perse nel dire: sai, ho preso parte all’illusione di poter completarmi in un altro! Di non essere solo anche oggi che è Natale – e la porta rimarrà chiusa e i miei amici immaginari sbaglieranno per qualche altro anno luce a suonare col bazooka. Me ne starò qui con la mia visione di oggi, in braccio ho me ragazzino. E gli annuso i capelli. Buon Natale dunque che non si arriva mai in tempo a benedire chi non era nato per non capirvi. Il biascichio millenario ha rovinato i miei appuntamenti. E se faccio il bambino mi tirate le sberle e se cerco di scrivere sono pazzo e se m’innamoro mi tradiscono e se vado a casa non mi fanno entrare. E se ho fame non lavoro per farmela passare e se per caso decido di uscire e passo davanti allo specchio per guardarmi… vedo che perdo i capelli e torno a dormire. Ed ho pensato ad una realtà in cui coi capelli… se nasci coi capelli, i capelli muoiono con te e altrimenti nasci glabro e non potrai usufruire della esperienza di cesare ragazzi. Nessuna possibilità di raggiro. Il sale non resta leggenda se ti vedi impazzire ma lanciarlo sugli scogli ti fa ridere. Guarda la mia foto e ridici sopra, tu e tuo fratello, immagina che sia quella della mia lapide. Senza grattarti le palle però… con un sussulto di polipo sullo scoglio della vita. Schiamazza! Schiamazza bene! Tatuaggio su di un morto che danza sul ventre, sbattendo il culo in faccia ai turisti, lungo un’alba in cui Caronte avrà un Evinrude di 7 cavalli sulla barca. E suonerà una chitarra accordata sui capelli che ho strappato a mia nonna sul punto di morire e canto una canzone senza voce. Mi sento come un beduino in procinto di estirparsi i peli del pube, per macinarli e metterli nella moca. Preferisco tutto a quello che qualcuno non osa offrirmi. Buon natale dolci mura, per voi ho tradotto la mia malattia in risorse echeggianti, parole che intaccano la struttura fredda della vostra miseria. Penso che andare a fare la spesa non migliorerà la vostra situazione. Specie se in tasca non godo di buona salute. Ho del savoir faire nell’ano… quando l’uccellino trova la gabbia e dice: oh! Che bel calduccio… me li friggo gli spermatozoi quest’oggi e poi… ma che bel cappotto… quasi quasi mi ci vesto. Oh! Che dio pastello! Oh! Che me ne vo a gironzolare tra i trik e trak a smascellarmi in queste mura gorgogliose e arroganti. C’infilo le pringles nel culo dei miei impiegati perché io sono il capoturno! Sono l’uccel di bosco e mi smandrappo Dulcinea del Toboso. Il mio lavoro è dare a voi uomini i licenziamenti per le vostre pretese, vedere le carogne dei cani morti al guinzaglio… per spulciarle e farvi la macedonia coi licis e i piedipiatti di burro. In quest’odore acre e stantio ho trovato il mio arbre magique e una seppia nella moca che anelava a diventare medusa. Mentre si gironzola con le gambe fresche nei boschi, non si devono dimenticare i cervi, i lupi e San Francesco “cu ni piccia!”[1]

(Performance poetica a sei  mani: le mie, quelle di dARIO e quelle di Alessio Argentino)


[1] “Che ci dia fuoco!”, dialetto tarantino.



 

postato da: beegold alle ore 17:27 | link | commenti (11)
categorie: poesia, dario, orodè, alessio argentino
sabato, 19 aprile 2008

Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dire se fai piĂą rabbia, pena, schifo o malinconia!

nuov dis
(Niki. Stampa in edizione limitata. 2008)

Sento passare ad una radio, una vecchia canzone di Lolli: “Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia!”

Come sabbia. Una lontananza azzurra. Ma il verde intorno sono enormi foglie di prezzemolo. I sassi che si vedono sono giganteschi spicchi d’aglio sbucciati. Rivoli di vino, d’olio, d’uovo su una distesa di pan grattato e formaggio. Mi rotolo e m’impasto conservando ancora un aspetto umano. Costruisco enormi polpette che spingo tutte da una parte prima di fare col mio corpo e l’impasto un’unica polpetta. Così mimetizzato e in silenzio spio… e riesco a capire di trovarmi in una gigantesca coppa azzurra dove qualcuno voleva  preparare delle polpette. Esco fuori dalla polpetta che sono diventato… la sfascio. E  sfascio tutte le altre. Comincio a rimpastare tutto come prima. Sento come un ronzio. Penso a dei soccorritori, ad un aereo. Con un piede scrivo HELP nell’impasto. Il ronzio si avvicina. Eccomi contro una zanzara molto più grande di me. Mi sveglio con un’ansia della madonna!

Orodè

postato da: beegold alle ore 18:20 | link | commenti
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venerdì, 18 aprile 2008

Gne gnè gnè

Lobotomizzati e culi, solo con resistenza qualche spicciolo di verità, qualche spalla cotta d’angelo. Sono felice che alcuni ridano, anche se hanno perso tutti i denti… con gesti vuoti, senza senso.  Indicando la fine del tempo. Con gesti meno vuoti, il meno vuoti possibile. Lobotomizzati e culi… siete ciò che resta del male e del bene. E poi… un enorme sbadiglio l’arte. Merda attaccata al culo. Se uno studiasse disegno… capirebbe la morte che c’è. Vedrebbe. Il figliol prodigo che torna dal padre col cancro. La madre di Dio morta. L’angelo Carnevale borracho… che non intende. Al capezzale. La differenza tra madre di Dio e… madre di Dio morta. La sacra famiglia del gatto. La circoncisione della stalla. Gesù e i minestroni della legge. Davide che prega tra i miei ricci di castoro. Rembrandt e i maledetti morti miei… come sempre.

Orodè
postato da: beegold alle ore 22:55 | link | commenti (3)
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Il mio libro

Cavaliere.cm29x21(Il cavaliere. Stampa in edizione limitata. Cm 29x21. 2008)

Queste mura della  casa mia, dove sono cresciuto, sono impregnate del libro che scriverò, della farsa tragica, del dramma comico che ho dentro!

Libro cubico. Per quanto riguarda le dimensioni, tenete presenti le mani, aperte come se doveste intrecciare. Separate da un'altra mano di spazio. Ruotatele come a porre coperchi, pietre giganti di dolmen. Tornate indietro, sulle pareti del dolmen.  Accertatevi di questo più o meno quadrato. Riempitelo di spazio, di aria, vibrando le mani, soffiateci persino per spegnere e per attizzare... e poi serrate violentemente con le mani sotto e sopra. Completate questo cubo sformato della mia testa!

- Ché non sappiamo scrivere di nessuno!
- Ma in che lingua?

Un pennarello giallo Turbo Giotto. Tinge ormai appena appena il sole. Non so nemmeno quant'anni abbia, curvo, sporco di giochi. E che musica ho conservato in questo cassetto. Dopo tanti travagli. dopo tanti traslochi.


Orodè
postato da: beegold alle ore 10:22 | link | commenti (3)
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mercoledì, 16 aprile 2008

Un due tre stella...............................

2 volti
(Con la mia testa. Tecnica mista su cartoncino. Cm 70 x 50. 2008)

Orodè
postato da: beegold alle ore 21:18 | link | commenti (2)
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Ciò che resta...

Cio che resta
(Ciò che resta che niente dice. Penna su carta. Cm 21x29,7. 2007)


L'autore che parla di sé è Orodè. O almeno dal 2003 è Orodè. Prima aveva un nome di mamma e un cognome di papà. E' stato piccolo ed è nato in provincia di Taranto: a Sava. Paesino famoso per non avere fognatura. Ricco di sole e di sudore. Con lo Ionio a due passi per belle estati.

Pittore, scrittore, mosaicista autodidatta. Non ho hobby. Mia arte è normale evoluzione del disegno dei grandi- ritratto che cerca di sminuirsi, di assottigliarsi per diventare musica cantabilissima e ribelle.
postato da: beegold alle ore 15:46 | link | commenti
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martedì, 15 aprile 2008

Hajulellah...............................


(Domenico Modugno. Vecchio frack e di seguito Dio come ti amo)


La selezione delle aree del cervello da utilizzare.
Vado con la scopa per i ratti ed i polpi che si attaccano alle gambe possono trascinarmi giù nel loro mondo.
Il letto è comodo! E' valso tanti sogni e ancora ne vale: è come un polpo! Trascina!
Mi scompone in tanti pezzetti come in una sorpresa dell'ovetto kinder e non riesco più a rimontarmi.
Mi ritrovo con in mano un braccio, una gamba che mi avanzano. Con un pezzo di collo, di cuore che sono costretto a mettere da parte finché non ritrovo l'incastro- dov'erano la gamba ed il cuore?

La pioggia, goccia dopo goccia si beve tutto. Fa suoanre le campane. Arriva per calmarci e se vogliamo ascoltarla lei sa farsi capire. Allora, dice, allora c'è senso: ascolta! Allora, possiamo cominciare! Non aspettare più. Non abbuffarti più. Aspetta. Lascia decidere anche le cose e agisci! Siamo come un sogno! Siamo solo un sogno! Ed esiste tutto! Tutto quello che pensiamo! Credo che gli schiavi che sono morti di dolore non si siano ribellati veramente! L'incomprensione può darti la malattia! Tu soffia su quest'immagine! Spegni questa cattiva immaginazione! Esisti solo tu!

Così anche le cose cominciano a parlare! Si possono avere discorsi con tutti gli oggetti! E che può dire una sedia? E che ne so! Tu guardala! Il lettore di cd dal canto suo può storpiare le canzoni, mixarle... come quella volta che propose un' Hallelujah di Jeff Buckley cantata al contrario. Che lacrime e che emozione, sdraiato sul letto, non l'avrei riascoltata mai più, con quei saltelli, quelle ripetizioni prima di ripartire al contrario. Pregavo. Ero immobilizzato da quel suo Hajulellah...
                                                                                                     Hajulellah...
                                Hajelellahhhhhhhhhhhhh.........


Orodè
postato da: beegold alle ore 19:24 | link | commenti (4)
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IO FRAMMENTO

Utente: beegold
Nome: Orodè frammentartista
Sono l'artista maledetto e outsider Orodè. Sito opere d'Arte:


Orodè Deoro

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