(Baccante. Tecnica mista su A4. 2008)

(Dame. Stampa in tiratura limitata di 50 su A3. 2008)
(...a Vincent City. 2005)
Come si fa a recuperare alla defezione dei sogni e dei piani superiori? Intervenendo, massaggiandoli, praticando il risveglio.
Ma il mio equilibrio è una capra ed opera sempre nella mia morte! Io stesso ho spezzato dei rami. E poi... quali linee seguire? Non ce ne sono oppure ce ne sono troppe. Non c'è tradizione. La mia memoria non c'è più, si va ad istinto. Non c'è nessuna tradizione! C'è solo bisogno di coraggio e lucidità. S'impara sempre. La vita che entra e che esce mi fa fare silenzio e urlare. Se me la dico una verità all'orecchio. Quelle poche cose che so fare non servono a niente, ecco perché dormo. L'antico sogno del mestiere di salvare il cazzo. Spengo il cervello e il cuore e me ne vo a sognare.
Vorrei poterti dire che ho finito l'inchiostro e che finalmente so da dove viene il vento e che cos'è. Vorrei davvero abitare in via dell'amore. Ma storco e ho in me le lacrime di tutti i poeti, le loro gambe piegate, le loro suole di vento.
Alcuni sono perfetti nel nulla ma non ci s'intende: non c'è coraggio!
Orodè



(Autoritratto di Dark-Bright)
GENIALI DILETTANTI IN SELVAGGIA PARATA
O.
Questo vino è una gradevole combinazione di piscio umano e ribellione al NO! e al Sì! Beviamone signori miei, se signori volete essere se signori siete! Io mi porto dentro una difficoltà grossa grossa, la possiamo chiamare Mancanza di Significato. L’ubiquità del cursore, Alessio mio dei Regni argentini, mi smuove la testa e mi fa cantare, mi fa dire, Keybee mia dorata, che Halleluya ho nelle vene incatramate dall’assenza di ribellione nonostante i No! Ai No! E i Sì! Ai Sì! Mi fa dire con la voce del lupo travestito da nonna di Cappuccino cotto, mi fa dire tutta questa visione di schermo televisivo, wow! Wow! Wow! Fischia il vento e si porta la maiuscola e mi porta i muscoli più tesi, le mascelle e le ganasce sibilanti, m fa dire Keybee mia, uomini e topi si mischiano nel prosciutto scaduto a cui hanno cambiato l’etichetta, sostituendola con un’altra che parla di un futuro lontano a venire, come quei cornetti di marca comprati oggi da mia madre e che non scadranno il 31 dicembre del 2012.
Mi sento di fare l’anno mille nuovamente, aspetto anch’io la venuta dei cavalieri dal cielo. Cavalieri mai visti di cui sappiamo nome, cognome e potenza ma non hanno saputo raccontarci la verità, hanno solo provato a dire un balbettio tra un ruggito ed un altro, tra un belare all’altro. Questo vino è una sorprendente combinazione di comprensione e di esplosione del concetto e: rimane una certa musica sempre azzeccata da pochi.
A.
Prima cercavo di descrivere il silenzio della notte, prima! Ora bisogna cambiare viaggio, riprenderò in un altro momento quello che ho interrotto….vediamo.. mentre mi fermo da un veloce slancio...quando tutto si ricopre di un altro velo, bisogna ricorrere alle selvagge forme della parsimoniosa dialettica astrale, il cuore che ormai e tutto rintronato dall’essenza del solitario vivere arrogante, il mastodonte delle silenziose mescolanze, ho il bisogno di recalcitrare ogni buona evenienza. Mio malgrado lui ha la sua Keybee, e ogni tanto riesce pure ad essere contento, e non è poco visto i tempi che corrono!!! Io queste cose me le son pure scordate e allora continuo a dire “Ué! Io ho solo il silenzio del mio candore che si unisce a quello della notte!” Il Grido acerbo del frutto ancora in fiore, il miscuglio di quello che avrei potuto dire per far ridere chi legge, ma nonostante il lenzuolo che nasconde il serpente degli incubi e che la notte si riscalda con le nostre caviglie magre, ma questo potrebbe pure spaventare i bambini calvi della popolazione galleggiante sulla merda che la popolazione stessa produce in quantità mastodontiche, la merda ci ha allevati come teneri germogli, il paese e la sua leggenda puzzolente, dannate teste vuote, calve brutte, voglio il coraggio di usufruire della merda.. io cosi candito e puro… già… lui ancora rintronato dalla sua Keybee si lascia almeno l’illusione di una gioia perpetua.. in quanto legame io mi allontano.. poi però non vorrei così far credere che ho dei diavoli scherzosi per capello, e che quando uno si sente tirato in ballo sulla dipendenza dello scrivere… beh! poi sai mi conviene mica poco burlarmi e no no!! Il quantitatevole lordo della disciplina è completamente lasciato al macero del disco meraviglioso che tu vorresti nel pennino… è che qui poi tutto diviene un parapiglia di contro tendenza per l’arrendevole caduta slanciata dalla paranoia vera e propria catapulta della spregiudicata tendenza all’assuefazione da chiusura di cuore per ferie!!!
K.
Mi sento i miti sulla testa, cavalcano come fossero sentenze, e non arrivano mai perché ci sono giorni che tutti vogliono arrivare per primi e non si capisce niente niente tutti che dicono e dicono ognuno col suo grano di certezza, ognuno a modo suo ognuno col suo grano e io non capisco sono tanti tutti insieme fanno l’universo… altre volte vogliono il silenzio, ognuno se ne sta seduto nel suo simposio d’appartenenza non c’è niente solo il vuoto delle cose, il fatto nudo del mio ego…. io che vorrei salvare il mondo quasi non mi basto. Ognuno col suo fagotto di mal di pancia con la sua lingua, il suo carapace e il ghiaccio e il fuoco, il ghiaccio e il fuoco…e il carapace.
Che guerra bella questa, pare un fuoco d’artificio senza luce, che lo senti si lo senti guardi il cielo e non lo vedi mai, certe volte arriva il fumo ma la luce non si vede mai…poi come tutti certe volte fingiamo di non capire quando un mito si stacca dal muro scorticato e viene a dirti “Ma hai capito?” “La mancanza di metodo in una persona talentuosa porta alla morte” dice Orodè, l’amore in croce, l’amore che s’è costruito la croce e se la porta fiero, e io penso a quest’opposizione millenaria, vita e morte morte e vita mentre i miti cavalcano non ci è mai venuta la ragione mai un grano mai un grano di certezza…
O.
Da-Dam manca la descrizione del paesaggio dice Alessio mio degli Alessi, mentre Keybee che sempre si lamenta della sua scrittura rulla un carciofetto- ascoltiamo da più di un’ora i Einsturzende Neubauten, siamo nella stanza di Alessio, nel suo studio, dove riceverà gli intervistatori un giorno. Le mura sono tappezzate delle foto dei suoi miti, i maestri delle arti tutte di tutti i tempi. Si va da Leonardo da Vinci ai Pantera e oltre, molto oltre, ci sono tanti di quei nomi che bisogna venire a vedere, guardate le espressioni di goduria, guardatene le rughe e i sorrisi mentre erano in vita e ditene “che belli!”, tutto mischiato con testi musicali, tutto mischiato con foto personali di vita sua sregolata per sfuggire al nulla dei tempi, alla mancanza di significato: metodo usato ribellione alla ribellione alla ribellione, tutto senza significato tende a vanificasi, rimane solo la voglia, ma di che?
A.
La voglia di oscurare il sole, dipingere sulla superficie della luna una bella poesia e cosi tutti avranno sul corpo l’ombra poetica della bellezza... visto che adesso il deterioramento va via via dilagando, ogni pessima lezione viene divulgata facilmente, al contrario invece, ogni buon insegnamento implica una dura disciplina e un volere affamato, cosi i millenni passano e le nozioni da imparare diventano ancora più numerose, via il cuore!!! cosi non avrò tempo da perdere a ricucire le ferite, come sono urlante sulla pagina, che il silenzio della vita reale sembra un inutile sterile borbottio, ah! che amore di solo essere!!! amo me e più di me stesso amo ciò che vorrei essere, ogni cosa ha l’ energia devastante della fede, io credo fortemente in me stesso… ho la fede che annienta ogni tentativo di dissimulazione… ho il quinto elemento spirituale, ogni stella ha qualcosa del mio principio, il tentativo inverso di ogni paragnostica attitudine su ciò che ora è e ciò che ancora deve accadere... conta l’intenzione dell’ essere nel suo divenire, io vorrei… io solo vorrei, con tutto me stesso… io vorrei, e se lo voglio posso averlo, perché io voglio ciò che posso avere!!!
K.
Io non vorrei niente, no, vorrei tutto ma niente in fondo, niente, mi ripugna ogni concetto di legge imposto e io lo eseguo in perfezione ma non mi soddisfa tutta questa diligenza verso un’invenzione della storia…siamo esiti di compimenti storici malriusciti, di rivoluzioni a perdere con tanto di forni e fiumi di veleni nelle acque, siamo questo noi uomini tutti e donne, topi in fondo, topi dico con stelle in cielo giganti come buchi di groviera…. Che belli che sembriamo tutti intenti ad analizzare il concetto del buco e poi alla fine finisce sempre che ce lo mangiamo il buco, insieme a tutto il resto… il contorno della storia quale è, è un contorno immobile senz’alberi nel grigio via vai spicciolo di un paesino senza nomi, ma pieno di operai con zappa pomeridiana e donne pie con serpenti taglienti trai coltelli della cucina…questo il contesto da cui fuggiamo e a cui sempre torniamo o che mai lasciamo.
O.
La scena dove tutto avviene, possiamo chiamarla ironicamente e semplicemente Teatro, così come dicono consuetudinariamente “teatro di guerra”. Teatro delle capocchie, aggiungerei, e delle carote… e delle tentate infinite vie di fuga VIA DI FUGA VIA DI FUGA VIA DI FUGA all’infinito, uniche parole da ricordare via di fuga via di fuga via di fuga
Via di fuga da tutto proprio l’essere e il non essere, via di fuga dagli opposti e dai contrari, solo pace, solo niente di niente, un annientarsi come di morte nelle vene senza far altro che aspettare. E poi aspettare non è la parola giusta, è sbagliata anzi. Si tratta di esistere così, non mi piace quasi niente ed ho molti sogni grossi ma anche piccoli… e sporchi, sogni comuni, brutti come quelli dei normali. Si tratta di smantellare tutta la montatura: non è vero niente: è vero solo l’attimo ma nemmeno l’attimo esiste è solo per aiutarci a cominciare a funzionare!
A.
IO spero sempre che voi amanti per le vostre gioie copriate le brutture uno dell’altro, io guardo oltre questo crepaccio che sprofonda qui sotto le strette mura della stanza, stiamo oltrepassando in questo momento il canto sonoro della follia, questa navicella di stanza isolata, voi capricci di carne e cuori stretti uno nelle mani dell’altro, guardate l’urla della donna che si innalza rivolgendosi ai pretenziosi, io non saprò mai quale è il giusto processo da effettuare per avviare il flusso del canale poetico, IO ho conoscenza di ciò che mediante un attento osservazione, nell’immersione del mio proprio essere si divulga, perché è estremamente necessario contraddistinguere il verme dalla farfalla... il verme e lì che striscia annoiato…e voi lo conoscete bene... il verme! Non bastava alleviare timori e insicurezze, sul fine giunge sempre un intoppo, è questo il richiamo di quando poi per via delle strane coincidenze uno perde pure la ragione, perché non va scartata l’ipotesi che ogni sbaglio sia dovuto… solo che un grondante testone va maneggiato con cura, senza perdere poi il controllo, quando egli va in trance e disperde ogni forma di luce e brillantezza. Il richiamo della luce si trova oltrepassando quello dell’ombra che si trova sempre dietro una forma che rimane senza rendersi immateriale ed inorganica, se mi capitasse l’occasione vorrei fotografare, immortalare l’ombra del vento… sarebbe mossa ma in compenso saprei a chi rivolgermi quando poi il mio battello non ha le vele gonfie, sto rivolgendomi alle forme senza forma e senza materia, esistenti come la luce, e il vento, una ci colpisce senza vederla l’altra non ci tocca, ma riusciamo a scorgerla ed è anzi proprio grazie a lei, la luce che ci è permesso vedere… l’insegnamento primario è sempre quello di lodare la vita… sante e sante sono le buone esperienze… santo è il vostro abbraccio di cuoricini incantati, oh rimanete a inseguirvi sul bagnasciuga, sulla battigia, mano nella mano e poi nella vostra casetta a preparare la vostra stessa accoglienza… mi offrite da mangiare… dite che sono cattivo e che posso pure arrabbiarmi come una bestia… sento l’odore dei vostri insaccati… sento le frasi su come sarebbe meglio preparare i bocconcini…deliziose… come siete bella… coppietta mossa… dammi una fetta di gruviera tesoro… assaggia questo involtino di salsine caro… domani vorrei fare un po’ di spazio nel garage… e via così per gli anni che vi terranno stretti in un unico solo intenso minuto… Ma ora che la notte ha ormai espresso il volere di sentirsi invocata, sussulto le fragili note della dialettica concepita e sulla spensieratezza del nostro vacuo rancore stermineremo il gioco perverso del servizio spirituale…Quante botte ho preso quando ero piccolo perché orgoglioso, e quante cose ho adesso perché di orgoglio invece non ne ho più!
K
Vedi, quand’anche fosse l’odio è una fattispecie di pagliuzza, una sorta di serpentello di passaggio, poi se ascolti bene le voci del coro ce ne sono certe così lontane, alcune sono sui picchi della coscienza e invocano la libertà, altre sono nella più infima delle pagliuzze e gorgheggiano…ci sono certe voci certe notti che fanno impazzire ma sono solo i sussurri della coltre di polvere sotto il letto…siamo piccoli piccoli e giudichiamo giudicandoci, io vorrei che fossimo più belli dell’umana inettitudine che avanza e che a certi passaggi mi tira le caviglie… e il dubbio è sull’uomo umano fatto di guglie e battaglie tra le specie ma non l’amore che è tutt’altro che un concetto da sviluppare in formule complesse, è un’azione, una semplice azione elementare con l’unica quint’essenza nell’orgasmo senza che la carne sia tutto. Bussa il lupo alla favola quando il narratore tarda a farlo entrare in scena ma non si è mai capito niente sulla storia vera…
O.
L’essenza è una fuga dal significato. Basteranno tutte le vite per raccontarla? Mentre la si esegue certo! Mentre la si esegue certamente, bonsoir bonjour… le cose centrali son midollari, basta prenderle ai lati del midollo come in un massaggio. Noi parliamo di Alessio mio degli Alessi perché lui non parla. Lui parla male di noi di conseguenza.
Credo che queste pagine stanno per finire qui. Perdonateci la nostra mancanza di significato perlomeno a parole. Vabbé parlo per me… solo per me…
Le energie son quello che sono. La finzione regna sovrana!
A.
IO vi assicuro che non mento, io parlo dal profondo e il mio essere, la mia essenza non possono mentire, sono come i sogni della vipera, bisogna stare attenti!! Mi scusino chi crede che le mie osservazioni, i miei slanci, siano delle frecce scagliate per colpire, beh! in linea di massima lo sono, ma non qui, e non con voi… coppietta di colombine che svolazzano tra un cornicione di un monumento… ogni tanto vi prendete pure il gusto di colpire sulla giacca un passante con gli escrementi del vostro amore rincorso… per forza di debolezza… si è vero! Stiamo scrivendo senza approdare a niente, senza dire nulla, ma l’energia è costante anche se gli ingranaggi vanno messi un po’ a posto, oleati quel tanto che basta, che l’aurora mica spunta per donarvi un paesaggio romantico che si adatti per rinnovare il frutto maturo e sfatto del vostro cuore! Contaminerò il legame con tutte le mie forze, affinché perisca e vi sia un attitudine di solo contemplazione e piacere, senza voler mettere sempre le serrature… chi prima arriva costruisce il recinto… voglio io e voglio quanto più mi è possibile… senza lo stecco la freccia non può essere scagliata, così come l’arco senza corda non può che essere usato per alimentare il fuoco... avete alzato gli occhi all’alba quando vi siete destati dal sonno che vi ha preso in questa stanza che viaggia tra le dimensioni del sogno e della follia, è un palla infuocata questa stanza che viene lanciata dal cannone del mio volere, l’arma con cui si trasforma la volontà se viene messa in circolo… non ho ancora sentito quanto calore propagano le mura del mio cuore che sigillato sta per esplodere… irrorerà l’universo d’amore… e di odio tutti quelli stolti!!! Il vanto incontaminato dello spirito sta per trasformarsi come un bagliore mattutino che colpisce l’occhio appena aperto: Così dicendo aprì le ali, diventò muto, e alzatosi in volo lasciò dietro di sé una accecante scia luminosa, visibile in eterno.
K.
La favola come ogni collo di bottiglia va stretta in pugno e poi scagliata, non è un no né un si abbondante la ricerca di una certa serietà d’essenza, o bianchi o neri, o giacobini o lanzichenecchi, o genuini o menti trafritte e fritte… un lungo andar di bocca in bocca la sentenza… poi la strega si sedette all’albero della vita all’ombra del vento e cominciò a contare le vite passate su una mano, ciò che compare e rimane, chi compare come guida d’altri mondi e poi scompare e dice sempre “non lasciare che sia finita prima della fine” e intanto superi, bastone dopo bastone tra le ruote e cerchi un senso nell’opposizione…e il cielo sì lo vedo, anche una certa luce che per quant’è bella fa paura, non finzione no, ma un punto in bocca di sutura tolto… quando impareremo a parlare saremo belli come un canto ma senza metodo non c’è verso si può anche morire….
ORODE’ -MALEX - KEYBEE
FINE
